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Doppelgänger

Il doppio che appare ad annunciare una morte

A cura diCreato il

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Presagio di MorteLiv. 20
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Presagi di MorteLiv. 10

La parola la inventò un romanziere

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Il doppelgänger non viene da un grimorio né da un trattato di occultismo: viene da una nota a piè di pagina. La parola la coniò il romanziere Jean Paul nel 1796, dentro «Blumen-, Frucht- und Dornenstücke», il romanzo che si conosce col nome del suo protagonista, Siebenkäs. La scrisse Doppeltgänger, «colui che cammina doppio», per nominare chi vede se stesso. Prima di quella nota il fenomeno esisteva; il nome no.

Ciò che esisteva era una famiglia di credenze europee sul doppio: la fylgja nordica, che accompagna il suo padrone; il vardøger scandinavo, i cui passi si odono prima che arrivi chi li muove; il fetch irlandese e il wraith scozzese, la cui apparizione annuncia una morte. Catherine Crowe, che nel 1848 dedicò alla questione l'ottavo capitolo di «The Night Side of Nature», lo riassume senza giri di parole: l'apparizione è ritenuta presagio della morte di colui che copia, e i tedeschi, scrive, esprimono la stessa cosa con la parola doppelganger.

Conviene non anticipare la data. Che il concetto sia antico non rende antico il termine, e le pagine che attribuiscono la parola ad autori anteriori al Settecento stanno datando male una nota del 1796.

Come appare, e a chi

Il doppio appare come replica esatta di una persona viva, e la tradizione insiste sul punto che lo separa da un fantasma comune: l'originale è ancora vivo mentre il doppio cammina. Lo si vede a distanza, mentre attraversa una strada, entra in una stanza o siede dove non può essere, e chi lo vede è di solito un terzo, non il duplicato stesso. Le testimonianze che Crowe raccoglie vengono quasi sempre da domestici, da vicini o da compagni di lavoro.

Quando è l'originale stesso a vedersi, la tradizione lo tiene per il caso più grave. Lì l'incontro precede la morte di settimane o di giorni, ed è la funzione che il folclore gli assegna: non sostituire, ma avvertire. Il doppelgänger germanico non prende il posto di nessuno né usurpa identità, che è quel che fa l'impostore della finzione moderna; si limita ad apparire dove non dovrebbe e ad andarsene.

I segni che gli si attribuiscono sono di assenza più che di orrore: non proietta ombra, non si riflette come si deve, non parla o parla poco, ripete i gesti con un ritardo minimo. Svanisce all'alba, o non appena qualcuno lo guarda in faccia e ne sostiene lo sguardo.

Dalla nota a piè di pagina alla clinica

Il romanticismo tedesco si appropriò della trovata di Jean Paul quasi subito. E. T. A. Hoffmann vi costruì sopra buona parte del suo repertorio, e di lì passò a Dostoevskij, che nel 1846 intitolò «Il sosia» un romanzo intero. La parola passò all'inglese senza tradursi, segno che quella lingua non ne aveva un'altra che servisse.

I casi che circolano nella letteratura dell'Ottocento si raccontano come accaduti. Il più ripetuto è quello di Percy Bysshe Shelley, che poche settimane prima di annegare nel golfo della Spezia, nel luglio del 1822, disse di essersi incontrato con se stesso sulla terrazza di casa; il racconto viene dalla sua cerchia, non da lui. È esattamente il genere di testimonianza che Crowe raccoglie e ordina nel 1848.

Il tardo Ottocento lo portò altrove. La medicina descrisse il fenomeno come autoscopia, l'esperienza di vedere se stessi fuori dal proprio corpo, e la associò a crisi del lobo temporale e a lesioni della giunzione temporoparietale. Quella spiegazione non annulla il folclore né lo sostituisce: spiega perché una credenza sul doppio abbia potuto reggersi per secoli su testimonianze di gente che non mentiva.

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Conosciuto anche come

"Doppelgänger" "Doppio" "Gemello Spettrale"

Simbologia

🔥

Elemento

Specchio

🔢

Numero

2

🎨

Colore

Nero

🦁

Animali

Corvo

Sigilli:

Specchio RottoFaccia Doppia

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Germania
📅 Medioevo fino a romantico (secoli XII-XIX)

Il folklore tedesco comprende un insieme di racconti, credenze e pratiche trasmesse oralmente tra le popolazioni di lingua tedesca dal Medioevo all’epoca moderna. Le sue origini risalgono a tradizioni germaniche precristiane che si fusero con elementi cristiani dopo l’evangelizzazione dei popoli germanici tra il IV e l’VIII secolo. Le raccolte di fiabe compilate da Jacob e Wilhelm Grimm nel XIX secolo costituiscono una delle fonti più note, sebbene il folklore includa anche leggende locali, superstizioni e racconti su esseri soprannaturali che riflettono la vita rurale e le preoccupazioni quotidiane delle comunità germaniche. Nella visione del mondo del folklore tedesco coesistono entità come elfi, nani, giganti e spiriti della natura, insieme a figure come il diavolo o fantasmi di defunti. Queste creature agiscono in un mondo in cui il quotidiano e il meraviglioso si intrecciano, e in cui le norme morali vengono trasmesse attraverso narrazioni che mettono in guardia dai pericoli o premiano la virtù. Le varianti regionali mostrano differenze notevoli tra il nord protestante e il sud cattolico, nonché tra zone rurali e urbane. L’eredità del folklore tedesco si estende alla letteratura, alla musica e al cinema europei e ha influenzato la formazione di identità culturali nazionali durante i secoli XIX e XX. Le raccolte di racconti e leggende hanno servito da base per studi di filologia ed etnografia e continuano a essere adattate in opere contemporanee che mantengono viva la tradizione narrativa germanica.

Fonti

📚

Il lato notturno della natura, ovvero Fantasmi e veggenti di fantasmi

Catherine Crowe · 1848

Raccolta vittoriana di casi di apparizioni. Il suo capitolo VIII s'intitola esattamente «Doppelgangers, or Doubles» ed è la trattazione in lingua inglese che fissò il termine: vi si spiega che l'apparizione del doppio è ritenuta presagio della morte dell'originale e che «i tedeschi esprimono la stessa cosa con la parola doppelganger».

📚

Pezzi di fiori, frutti e spine (Siebenkäs)

Jean Paul (Johann Paul Friedrich Richter) · 1796

Romanzo del 1796 in cui compare per la prima volta la parola Doppeltgänger, coniata dall'autore in una nota a piè di pagina per nominare chi vede se stesso. Il termine è uscito da quest'opera letteraria e non da un trattato di occultismo né da una fonte folclorica anteriore.

Domande frequenti

Da dove viene la parola Doppelgänger e quali credenze la precedono?

La coniò il romanziere tedesco Jean Paul nel 1796, in una nota a piè di pagina del romanzo Siebenkäs, per indicare chi vede se stesso. La credenza è molto più antica del termine: la fylgja nordica, il fetch irlandese e il vardøger norvegese giravano per l'Europa da secoli. La prima raccolta in inglese si deve a Catherine Crowe, nel 1848.

In che cosa il Doppelgänger si distingue dal fetch irlandese?

Si mostra come replica esatta di un vivo, a volte traslucida o priva d'ombra, e il suo compito è avvertire, non sostituire: non prende il posto di nessuno. Il fetch irlandese si distingue per l'ora, perché vederlo al mattino promette lunga vita e vederlo al tramonto annuncia la morte. Il Doppelgänger non ammette questa doppia lettura.

Quali relazioni culturali e letterarie sono documentate tra il Doppelgänger e figure come Percy Shelley?

Il Doppelgänger permea la letteratura romantica tedesca da E.T.A. Hoffmann a Percy Shelley. Quest'ultimo riportò visioni personali prima della sua morte nel 1822. Il suo retaggio simboleggia crisi esistenziali e terrore di perdere il sé autentico.

Quali simboli sono associati al Doppelgänger?

Due, e nascono entrambi dalla stessa idea: lo specchio rotto, che moltiplica chi vi si guarda, e il volto doppio, ripetuto dove dovrebbe essercene uno solo. Il folclore germanico non gli attribuisce né oggetto né reliquia: del Doppelgänger resta la visione, non una cosa.

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Bestiarypedia. (2026, August 25). Doppelgänger. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/doppelganger

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Ultimo aggiornamento: 25 ago 2026