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Fata Morgana

La fata che innalza castelli d'aria su Messina

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
ItaliaStretto di Messina(Italia)
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Rango
Tessitrice di miraggiLiv. 18
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Gerarchia
Spiriti OssessiviLiv. 10

Dall'Avalon arturiano allo Stretto di Messina

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Il primo testo che la nomina è la Vita Merlini di Goffredo di Monmouth, scritta verso il 1150, e non l'Historia Regum Britanniae del 1136: questa racconta che Artù fu portato nell'isola di Avalon per essere guarito, ma non dice chi lo guarì là. Nella Vita, Morgen è la prima di nove sorelle che governano l'Insula Pomorum, l'isola dei meli. Conosce le erbe, muta forma e vola, ed è lei ad accogliere il re ferito dopo la battaglia di Camlann.

Non è nemmeno figlia di alcun «re Pendragon» né sorella di Uther, come spesso si ripete: se lo fosse sarebbe zia di Artù e non sua sorella. La tradizione posteriore la fa figlia di Gorlois, duca di Cornovaglia, e di Igraine, sicché è sorellastra di Artù da parte di madre.

A portarla nel Mediterraneo sono i Normanni. Fra il 1061 e il 1091 conquistarono la Sicilia e la Calabria, e con loro viaggiò la materia di Bretagna, che nell'isola attecchì più che in ogni altro punto del sud d'Europa. Lì la fata restò e cambiò mestiere: smise di guarire re e si mise a innalzare città d'aria sull'acqua che separa Messina da Reggio. Ludovico Ariosto la tratta ancora come personaggio nell'Orlando furioso (1532), dove Morgana è sorella delle fate Alcina e Logistilla.

Il castello d'aria sopra lo stretto

Ciò che si vede dalla sponda calabrese non è una figura, ma un'architettura. Sulla linea dell'acqua compaiono mura, torri, colonnati e talvolta flotte intere, impilate in fasce che si alternano dritte e rovesciate, e che si allungano e crollano in pochi minuti. Sulla costa siciliana di fronte non c'è nulla di tutto ciò: quello che si sta guardando è quella stessa costa, o il mare vuoto, deformati dall'aria.

Il meccanismo è un condotto atmosferico. Quando uno strato d'aria calda si posa su uno più freddo, la luce che li attraversa si incurva invece di andare dritta; l'occhio la interpreta come se fosse giunta in linea retta e colloca l'immagine dove non è, distribuita su più piani sovrapposti. Di qui le torri: sono un tratto di costa tirato verso l'alto e ripetuto. Lo stretto, angusto e profondo fra due masse di terra che si riscaldano in modo diverso, è uno dei luoghi al mondo dove quella condizione si verifica più spesso.

Il primo a descriverlo con metodo fu Antonio Minasi, domenicano nato a Scilla, sulla sponda calabrese, che lo osservava dal convento di Reggio. La sua Dissertazione prima sopra un fenomeno volgarmente detto Fata Morgana, stampata a Roma nel 1773, è la prima monografia dedicata al fenomeno: lo tratta già come questione di ottica e nondimeno conserva nel titolo il nome che le aveva dato la gente.

Il nome rimasto nel dizionario

Il nome finì per vincere sul personaggio. «Fata morgana» smise di designare una fata per designare una classe di miraggio, e con quel mestiere entrò senza traduzione nel lessico tecnico di mezza Europa, dall'italiano al russo. Chi oggi adopera il termine sta nominando, senza saperlo, la sorellastra di Artù.

Conviene dire anche ciò che non è, perché la si confonde con due cose. Non è la maga che congiura con Mordred e ruba il fodero di Excalibur: quella è Morgana le Fay quale la fissarono il ciclo della Vulgata e Thomas Malory, la stessa figura nel suo ramo britannico e non in quello siciliano. E non è un presagio di morte: non ne annuncia alcuno. Quel che fa è mostrare terra dove non ce n'è, e chi si perde si perde per averla seguita, non perché fosse scritto che si sarebbe perso. È la stessa differenza che separa il fuoco fatuo della palude dalla banshee che piange sulla porta.

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Conosciuto anche come

"Morgan le Fay" "Morgana" "Regina di Avalon"

Reliquie

Simbologia

🔥

Elemento

Acqua

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Numero

13

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Colore

Azzurro Verdastro

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Animali

Cigno di Avalon, Drago Marino

Sigilli:

Castello d'ariaTorre rovesciataSpecchio d'acqua

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📅 Rinascimento fino all'unificazione (secoli XV-XIX)

Il folclore italiano si formò dalla sovrapposizione di credenze di popoli italici preromani, della religione romana, del cristianesimo e di apporti di influenze greche, celtiche e germaniche lungo l'Antichità e il Medioevo. Nelle tradizioni popolari di diverse regioni, specialmente nel centro e nel sud della penisola, si conservarono racconti su esseri notturni e spiriti associati alla magia e alla stregoneria, tra i quali spiccano i fatui, entità luminose o erranti, e le streghe, figure femminili legate a pratiche di stregoneria. Queste narrazioni furono trasmesse oralmente in contesti rurali e si integrarono con elementi cristiani, dando origine a una mitologia popolare che coesisteva con la dottrina ufficiale della Chiesa. Le concezioni del mondo in questo folclore combinano la visione animista della natura con la credenza in forze invisibili capaci di influenzare la vita quotidiana, la salute e il destino delle persone. I racconti sui fatui e sulle streghe riflettono timori e spiegazioni popolari su fenomeni inspiegabili, nonché la persistenza di pratiche magiche e rituali di protezione trasmessi all'interno delle comunità. Sebbene manchino di un pantheon strutturato paragonabile a quello delle religioni antiche, queste figure costituiscono parte di un insieme più ampio di entità folcloriche che includono spiriti domestici, fantasmi e demoni cristianizzati. L'eredità di queste tradizioni si manifesta nella letteratura, nel teatro e nelle feste popolari d'Italia, dove persistono riferimenti alle streghe e ai fatui in racconti, proverbi e celebrazioni regionali. Studi di antropologia e folclore condotti dal XIX secolo hanno documentato queste credenze, contribuendo alla loro preservazione e analisi come parte del patrimonio culturale immateriale italiano.

Fonti

🎓

Minasi, «Dissertazione prima sopra un fenomeno volgarmente detto Fata Morgana» (Roma, 1773)

Antonio Minasi · 1773

Prima monografia dedicata al miraggio dello Stretto di Messina. Il suo autore, domenicano nato a Scilla, lo osservò per anni dal convento di Reggio e lo trattò già come questione di ottica, conservando nel titolo il nome popolare.

🪶

Ariosto, «Orlando furioso» (1532)

Ludovico Ariosto · 1532

Poema cavalleresco dove Morgana figura come fata italiana e sorella di Alcina e Logistilla. È la prova che nel Cinquecento la figura si raccontava già come propria della penisola, e non come prestito recente della materia di Bretagna.

📄

Goffredo di Monmouth, «Vita Merlini» (ca. 1150)

Goffredo di Monmouth · ca. 1150

Poema latino dove Morgen compare per la prima volta con un nome: la prima di nove sorelle che governano l'isola dei meli e che accoglie il re ferito. È il testo che la fonda, e non l'Historia Regum Britanniae, che non la nomina.

Domande frequenti

Fata Morgana e Morgana le Fay sono la stessa?

Sono la stessa figura in due rami che si sono separati. Quello britannico ne fece la maga che congiura contro Artù; quello siciliano, la fata dello stretto. Questa scheda racconta il siciliano.

Che cosa si vede esattamente sopra lo stretto?

Mura, torri e talvolta flotte, impilate in fasce alterne dritte e rovesciate. Di fronte non c'è nulla di ciò: è la costa siciliana stessa, allungata e ripetuta da un condotto d'aria calda.

Perché un miraggio porta un nome di fata?

Perché il nome arrivò prima della spiegazione. I Normanni portarono Morgana in Sicilia nell'XI secolo e la gente le attribuì le città all'orizzonte. Quando nel 1773 Minasi spiegò l'ottica, il nome era già dato ed è rimasto.

Annuncia la morte di chi la vede?

No, ed è ciò che la separa dal presagio di morte. Non avverte di nulla: mostra terra dove non ce n'è. Chi naufraga naufraga per averla seguita, non perché la sua sorte fosse segnata in anticipo.

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Bestiarypedia. (2026, August 27). Fata Morgana. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/fata-morgana

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Ultimo aggiornamento: 27 ago 2026