Abchanchu
Abchanchu, spirito vampirico aymara dell'altopiano andino e guardiano del mondo minerale sotterraneo
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Altiplano andino(Bolivia, Perù)Lo spirito dell'altiplano
L'Abchanchu, chiamato anche Anchanchu, appartiene alla tradizione orale aymara dell'altipiano, l'altopiano che si estende a circa tremilaottocento metri intorno al lago Titicaca, tra la Bolivia e il sud del Perù. Non c'è giungla nel suo territorio: c'è puna ghiacciata, roccia nuda, burroni e un freddo che morde non appena tramonta il sole. Abita le grotte e caverne più desolate di quell'altezza, e di notte percorre i sentieri di montagna. Il segno che si aggira vicino è il vento: i vortici che si alzano improvvisamente sulla pianura senza causa apparente sono attribuiti al suo passaggio, e il viaggiatore che li vede sa che conviene accelerare il passo. Il suo nome appare anche tra gli Aymara peruviani, con varianti nel racconto.
L'inganno del cammino solitario
Il suo metodo non è l'imboscata ma la fiducia. L'Abchanchu si presenta come un anziano indifeso che chiede aiuto in mezzo al cammino, e questa è la sua forma più ripetuta; prende anche la figura di una donna aymara ricca, con denti d'oro, quella di una forestiera seduttrice o quella di un animale mostruoso. Quando il viandante si ferma a soccorrerlo o si lascia accompagnare, lo spirito gli beve il sangue. Chi non muore dissanguato rimane malato, e va consumandosi durante settimane senza che nessuno sappia nominare il male. La lezione del racconto è chiara e molto propria di una terra di distanze enormi: nel despoblado non bisogna fidarsi dello sconosciuto che appare dal nulla, per inoffensivo che sembri.
Il guardiano delle miniere
Ciò che distingue l'Abchanchu da qualsiasi altro bevitore di sangue del mondo è il suo secondo mestiere: è il portiere del mondo minerale sotterraneo. Prima di aprire la terra bisogna pagarlo, e il pagamento ha forma precisa. Gli si sacrifica un lama, che si brucia con sterco secco perché nell'altipiano non c'è legna, e si danza in suo onore al suono del siku, il flauto di Pan andino, con maschere di ceramica coronate da corna di taruca, il cervo delle Ande, che lo rappresentano. Senza quell'omaggio la vena non appare, o la miniera si prende vite. Quel dominio lo imparenta con El Tío, il signore delle miniere di Potosí il cui nome viene dal dio uru Tiw, e con il Muki peruviano, il nano sotterraneo attratto dall'oro.
Il tavolo nero
Contro l'Abchanchu non serve la forza. Quando qualcuno si ammala dopo un incontro sul cammino, coloro che intervengono sono i guaritori tradizionali, gli yatiris e gli amautas, e lo fanno con un rito chiamato ch'iyara misa, la tavola nera. Non è un'offerta di purezza ma di ripugnanza: gli si presentano cibo decomposto e rifiuti che imitano i suoi stessi escrementi, per saziarlo con ciò che gli spetta e allontanarlo così dal malato. Che il rimedio consista nel dargli spazzatura e non incenso dice molto su come si intende questo spirito: non lo si onora come un dio né lo si espelle come un demonio, gli si paga ciò che gli spetta perché se ne vada.
Reliquie
🏺 Siku
Simbologia
Elemento
Vento
Numero
1
Colore
Nero
Animali
Taruca
Sigilli:
🏷️ Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
🗺️Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
📜 Mitologie
Il folklore aymara corrisponde alle tradizioni del popolo aymara, originario della regione andina che comprende principalmente l’altopiano della Bolivia, il sud del Perù e il nord del Cile. Le sue radici risalgono a periodi preincaici, con una continuità culturale che si mantenne durante il dominio inca e la successiva colonizzazione spagnola. Questa tradizione integra elementi della vita quotidiana, dell’agricoltura e del rapporto con l’ambiente naturale dell’altopiano, trasmessi attraverso racconti orali, rituali e pratiche comunitarie. La visione del mondo aymara si basa su una concezione animista del mondo, in cui elementi come le montagne, i fiumi e la Pachamama possiedono agency e richiedono reciprocità mediante offerte e cerimonie. Tra le entità principali figurano la Pachamama, associata alla terra e alla fertilità, e vari spiriti legati ai cerri e ai fenomeni naturali. Queste credenze coesistono con influenze cristiane introdotte dopo la conquista, dando origine a sincretismi che persistono nelle festività e nei riti attuali. L’eredità culturale del folklore aymara si manifesta nella preservazione di lingue, danze, tessuti e sistemi di organizzazione sociale come l’ayni. Attualmente queste tradizioni restano vive nelle comunità aymara e hanno influenzato espressioni artistiche e movimenti identitari nei paesi andini.
Fonti
Le Isole di Titicaca e Koati
Adolph Bandelier · 1910
Studio etnografico del 1910 sulle isole del lago Titicaca che registra credenze e pratiche rituali aymara dell'altopiano boliviano e peruviano.
Miti, superstizioni e sopravvivenze popolari della Bolivia
Rigoberto Paredes · 1920
Classica compilazione boliviana di miti e credenze popolari dell'altopiano, pubblicata nel 1920, che documenta tradizioni orali aymara inclusi personaggi come l'Abchanchu.
Folclore Aymara dell'Altiplano
Tradizione orale aymara · Precolombiano
Raccolta di racconti orali e miti aymara dell'Altiplano boliviano, inclusi esseri come Abchanchu il vampiro locale, tratti da tradizioni precoloniali con influenze cristiane.
Domande frequenti
Dove vive l'Abchanchu?
Nell'altipiano andino, l'altopiano a circa 3.800 metri intorno al lago Titicaca, tra la Bolivia e il sud del Perù. Abita caverne e grotte della puna, un paesaggio di roccia nuda e freddo estremo. Conviene dirlo perché circola molto la versione che lo colloca nella giungla: nel suo territorio non c'è giungla.
Come inganna le sue vittime?
Con la fiducia, non con l'imboscata. Appare in mezzo al cammino come un vecchio indifeso che chiede aiuto, e anche come una donna aymara ricca con denti d'oro, una forestiera seduttrice o un animale mostruoso. Quando il viandante si ferma per soccorrerlo, gli beve il sangue.
Che c'entra con le miniere?
È il portiere del mondo minerale sotterraneo, e quello è il suo tratto più singolare. Prima di aprire la terra bisogna pagarlo: gli si sacrifica una lama, bruciata con sterco secco perché nell'altipiano non c'è legna, e si danza al suono del siku con maschere di ceramica sormontate da corna di taruca. Senza quell'omaggio il filone non appare o la miniera si prende vite.
Come ci si allontana da un malato?
Con la ch'iyara misa, la «tavola nera» che celebrano gli yatiris o gli amautas. Non è un'offerta di purezza ma di ripugnanza: gli si presentano rifiuti e cibo decomposto che imitano i suoi stessi escrementi, per saziarlo con ciò che gli compete e affinché rilasci la vittima.
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