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Charun

Il demone etrusco della morte

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
ItaliaEtruria(Italia)
ItaliaTarquinia(Italia)
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Rango
Scorta etrusca della morteLiv. 60
⚰️
Gerarchia
Corte degli Inferi EtruschiLiv. 55

Un nome preso in prestito per un demone diverso

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Charun prese il suo nome dal Caronte greco, ma restituì un'altra cosa. Il prestito è linguistico, non funzionale: il barcaiolo greco riscuote e rema; l'etrusco non ha barca, non incassa oboli e non attraversa alcun fiume. La sua arma è un grande martello, e il suo terreno, la porta della tomba. La differenza di fondo è documentaria: degli Etruschi non sopravvive letteratura, sicché Charun non ha miti raccontati, solo immagini e il suo nome scritto accanto. Lo si conosce dalle pareti dipinte delle tombe di Tarquinia e Vulci (secoli IV-II a.C.) e da specchi, urne e sarcofagi incisi, dove l'iscrizione «charu(n)» accompagna un demone dalla pelle bluastra o grigiastra, dal naso adunco di avvoltoio, dalle orecchie appuntite di animale, a volte con ali e serpenti nelle mani. George Dennis, che percorse e descrisse quelle tombe in Le città e i cimiteri d'Etruria (1878), lo incontrò tante volte da chiamarlo il più popolare dei demoni etruschi; Jules Martha (L'arte etrusca, 1889) e Frederik Poulsen (Pitture delle tombe etrusche, 1922) ne fissarono poi l'iconografia. Tutto ciò che se ne dice viene da lì: dalla pittura, non dal racconto.

Il martello, non la barca

L'attributo inseparabile di Charun è il maglio, e che cosa esattamente ci faccia è il dibattito classico della figura. Le letture vengono a strati e conviene datarle. La più antica e truculenta, popolare nell'Ottocento, ne fa un boia: il colpo che finisce il morente o che ne sigilla la morte. Un'altra lettura lo lega alla porta: in varie tombe Charun è dipinto accanto agli stipiti, e il martello sarebbe lo strumento che conficca il chiavistello definitivo, quello che chiude la tomba dall'interno del mito. La terza, più sobria e oggi maggioritaria, lo tiene per emblema d'ufficio: il segno che la morte è irrevocabile, lo si usi o no. Ciò che nessuna fonte gli dà è un ruolo di giudice: come il suo omonimo greco, Charun esegue un destino che altri decidono, e le scene lo mostrano presente, non deliberante. Terribile di volto e di colore, non c'è una sola immagine in cui punisca un'anima per le sue colpe: accompagna, custodisce il passaggio e lascia il verdetto a chi spetta.

Le tombe dipinte: Tarquinia e Vulci

Tre tombe concentrano l'essenziale. Nella necropoli di Monterozzi, a Tarquinia, la Tomba dei Caronti (circa II secolo a.C.) mostra la cosa più sorprendente: non un Charun, ma quattro, ciascuno con il suo epiteto scritto, fra cui Charun Chunchules e Charun Huths. Il nome non designa allora un individuo, ma una classe di demoni, una squadra funeraria con specialità che non sappiamo più leggere. Nella Tomba dell'Orco, sempre a Tarquinia, il mondo dei morti etrusco si popola di personale greco, con Aita e Phersipnai in trono e i demoni locali che si aggirano attorno al banchetto delle ombre. E nella Tomba François di Vulci (IV secolo a.C.), Charun assiste, maglio in spalla, al sacrificio dei prigionieri troiani per mano di Achille: un mito interamente greco ridipinto con burocrazia funeraria etrusca, la prova che questi demoni non erano decorazione, ma il modo etrusco di dire che la morte era presente nella scena. Dennis descrisse queste pareti quando ancora si potevano vedere fresche, e Poulsen le catalogò quando erano già archeologia.

Vanth, la compagna alata

Charun non lavora quasi mai da solo. La sua partner abituale nelle tombe è Vanth, una daimon femminile alata, dal volto sereno, che porta torcia, chiave o rotolo scritto e a volte occhi dipinti sulle ali, come se la morte etrusca avesse bisogno di due volti: quello che spaventa e quello che illumina. La divisione dei ruoli è visibile nelle scene stesse: Charun incombe, con il maglio e la smorfia; Vanth accompagna, rischiara il cammino e sembra leggere o portare il destino del defunto. Nessuno dei due punisce. Insieme fiancheggiano porte, scortano cortei e assistono alle morti violente del mito. La coppia funziona come un'istituzione: non due mostri, ma il funzionariato del transito, e quella logica di uffici stretti è la stessa che ordina l'oltretomba greco da cui gli Etruschi presero i nomi e parte della scenografia. Quando il catalogo etrusco crescerà, Vanth è la prima vicina naturale di questa scheda.

La traccia: dall'arena romana ai musei

Quando l'Etruria si dissolse in Roma, Charun non scomparve del tutto. Tertulliano e altri autori cristiani descrivono, ai giochi gladiatori, un inserviente mascherato che finiva o trascinava via i caduti armato di un maglio, che le fonti chiamano Dis Pater; buona parte della ricerca moderna riconosce in quella maschera col martello l'eredità diretta del demone etrusco, cambiata di scena: dal muro della tomba all'arena. È un prestito inverso a quello del nome: la Grecia diede a Charun come chiamarsi; l'Etruria lasciò a Roma come finire i caduti. Poi il personaggio restò sepolto con la sua lingua, e la sua seconda vita è da museo: le tombe di Tarquinia sono oggi patrimonio visitabile, i sarcofagi con la sua figura riempiono sale a Roma, a Firenze e al Louvre, e il suo nome ricompare in ogni manuale d'arte antica da Martha in poi. Il demone senza mitologia scritta finì per avere ciò che il suo omonimo greco non ebbe mai: pareti intere dipinte solo per lui.

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Reliquie

Simbologia

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Elemento

Terra

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Numero

4

🎨

Colore

Blu cadaverico

🦁

Animali

Avvoltoio, Serpente

Sigilli:

Il martelloLa porta della tomba

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Etruria, Tarquinia
📅 ca. secoli IX-I a.C.

La religione delle città-stato etrusche, fra Arno e Tevere, dai secoli IX-VIII a.C. fino all'assorbimento in Roma. I Romani la ricordavano come una dottrina rivelata (la disciplina etrusca) esperta nel leggere il fulmine e le viscere; il suo pantheon è guidato da Tinia, Uni e Menrva, e il suo mondo dei morti, governato da Aita e Phersipnai, si conosce dalle tombe dipinte, perché la sua letteratura è andata perduta per intero.

Fonti

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Le città e i cimiteri d'Etruria

George Dennis · 1848 (2ª ed. 1878)

Il monumentale itinerario di George Dennis attraverso i siti etruschi, pubblicato nel 1848 e ampliato nel 1878. Descrive di prima mano le tombe dipinte di Tarquinia e Vulci quando molte erano appena state aperte, e chiama Charun il più popolare dei demoni etruschi.

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Pitture delle tombe etrusche

Frederik Poulsen · 1922

Studio di Frederik Poulsen (1922) sui soggetti e il significato della pittura funeraria etrusca. Cataloga l'evoluzione dell'aldilà etrusco e il ruolo di Charun e Vanth nelle scene tarde di Tarquinia.

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L'arte etrusca

Jules Martha · 1889

Il manuale classico di Jules Martha (1889) sull'arte etrusca. La sua rassegna della pittura e della scultura funerarie fissò l'iconografia dei demoni della morte, Charun fra loro, per la ricerca successiva.

Domande frequenti

Charun è il Caronte etrusco?

Il nome sì; la figura no. Gli Etruschi presero in prestito il nome del barcaiolo greco, ma il loro demone non ha barca, non incassa oboli e non attraversa fiumi: porta un martello e lavora alla porta della tomba. Sono varianti culturali della stessa casella, il funzionario della morte, riempite con mestieri diversi.

A che cosa serve il martello?

È il dibattito classico e conviene datarlo. La lettura ottocentesca ne fa un boia che finisce; un'altra lo associa alla porta della tomba, come chi conficca il chiavistello definitivo; la più accettata oggi lo tiene per emblema del fatto che la morte è irrevocabile. Le immagini non lo mostrano colpire le anime, quindi il maglio intimidisce più di quanto lavori.

Charun è uno o molti?

Molti, almeno in età tarda. La Tomba dei Caronti di Tarquinia ne dipinge quattro, ciascuno con il suo epiteto (Charun Chunchules, Charun Huths e altri), il che trasforma il nome in una classe di demoni funerari più che in un individuo. È la stessa logica di squadra con cui lavora accanto a Vanth.

Era malvagio?

Terribile d'aspetto, ma non maligno. In nessuna scena punisce un'anima per le sue colpe: assiste alle morti, custodisce la porta e scorta il defunto fino al regno di Aita. Come il barcaiolo greco, esegue un destino che altri decidono; l'orrore del suo volto è l'uniforme del mestiere, non una sentenza.

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Bestiarypedia. (2026, September 7). Charun. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/charun

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Ultimo aggiornamento: 7 set 2026