Úlfheðnar
I guerrieri in pelliccia di lupo del seguito di Odino
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Europa

Scandinavia(Danimarca, Norvegia, Svezia)Gli uomini in pelliccia di lupo
Úlfheðnar significa alla lettera «quelli dalla pelliccia di lupo», da úlfr, lupo, e heðinn, pelliccia o casacca di pelle. La testimonianza più antica è una strofa dello Haraldskvæði, detto anche Hrafnsmál, che Þorbjörn Hornklofi compose alla fine del nono secolo sul seguito del re Aroldo Bellachioma nella battaglia di Hafrsfjord: si chiamano úlfheðnar quelli che portano scudi insanguinati e arrossano le lance quando entrano in battaglia. La strofa sopravvive perché Snorri Sturluson la citò nella Heimskringla, dentro la saga di Aroldo, ed è quella citazione ad averci consegnato la parola. La Saga degli uomini di Vatnsdalur aggiunge il dato decisivo: quei berserkir che chiamavano úlfhéðnar portavano pellicce di lupo al posto della cotta di maglia. La pelle non è un travestimento né una seconda pelle magica, è l'armatura che non hanno. E i testi non li presentano come un ordine a parte, ma come una classe di berserkir, distinta dall'animale di cui indossano la spoglia.
Il berserksgangr, e ciò che non se ne sa
Lo stato di furore ha un nome attestato, berserksgangr, e una descrizione canonica nel capitolo sesto della Saga degli Ynglingar: gli uomini di Odino andavano senza usbergo, rabbiosi come cani o lupi, mordevano il bordo dello scudo, erano forti come orsi e uccidevano con un colpo solo, e né il fuoco né il ferro mordevano su di loro. Al furore segue sempre il crollo. La Saga di Egill lo racconta di Kveldúlfr, che dopo l'accesso rimase così privo di forze da doversi mettere a letto. Di riti d'iniziazione, scongiuri runici o formule d'invocazione nessuna fonte medievale dice nulla, e le iscrizioni che talvolta si attribuiscono loro non compaiono in alcun corpus runico. Le erbe sono arrivate molto dopo, e conviene datarle: nel 1784 il naturalista Samuel Ödman propose l'ovolo malefico senza altro appoggio che un'analogia siberiana, e nel 2019 Karsten Fatur propose il giusquiamo nero, meglio calzante sul piano sintomatico e accompagnato da un avvertimento dell'autore stesso, cioè che si tratta di speculazione. L'unica traccia materiale coeva è la matrice di Torslunda, a Öland, del sesto o settimo secolo, dove un guerriero con maschera e pelle di lupo marcia accanto a un danzatore dall'elmo cornuto.
Il divieto e il lupo del cinema
Il berserksgangr non finì in esorcismi, ma in diritto. Dopo la conversione dell'Islanda, il codice Grágás punì con il bando minore sia chi entrava in furore sia chi vi assisteva senza impedirlo, e le leggi norvegesi seguirono la stessa strada: ciò che l'età vichinga ammirava, il Medioevo cristiano lo configurò come reato. Conviene dunque separare l'attestato dall'aggiunto. Gli úlfheðnar non scelgono i caduti, ufficio che spetta alle valchirie, né formano la schiera che combatte al Ragnarök, che sono gli einherjar. Né mutano corpo: l'argento che brucia e la luna che costringe sono invenzioni del cinema degli anni trenta e quaranta, non del nord medievale. Una metamorfosi lupina nella letteratura norrena esiste davvero, ma è un'altra storia e riguarda altri personaggi: nella Saga dei Volsunghi, Sigmundr e Sinfjǫtli trovano pelli di lupo incantate e vi restano rinchiusi dieci giorni. La confusione fra quel racconto e il seguito di Aroldo è ciò che ha fabbricato il lupo mannaro vichingo oggi in circolazione. Della parola originaria resta una traccia quotidiana: in inglese, berserk continua a significare perdere del tutto il controllo.
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Ferro
Numero
13
Colore
Grigio Lupo
Animali
Lupo
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
La mitologia norrena si sviluppò tra i popoli germanici del nord Europa, in particolare in Scandinavia, dalla tarda età del ferro fino alla progressiva cristianizzazione tra l'VIII e l'XI secolo. I suoi racconti si conservano principalmente in fonti islandesi medievali come l'Edda poetica e l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, che raccolgono tradizioni orali anteriori. L'universo è concepito come un insieme di nove mondi collegati dall'albero cosmico Yggdrasil, in cui convivono dèi, giganti, umani e altri esseri, e dove il destino di tutti è retto dalle Norne. Gli dèi principali si dividono in due gruppi: gli æsir, tra cui si distinguono Odino, Thor e Tyr, e i vanir, rappresentati da Njörðr, Freyr e Freyja, sebbene entrambi i gruppi si siano infine integrati dopo una guerra mitica. Odino, associato alla sapienza, alla guerra e alla poesia, occupa un posto centrale, mentre Thor, dio del tuono, protegge gli umani dai giganti. La fine del mondo, nota come Ragnarök, implica una battaglia catastrofica in cui la maggior parte degli dèi perisce, sebbene si preveda una rinascita successiva. Questa tradizione ha esercitato un'influenza duratura sulla letteratura, sull'arte e sulla cultura popolare in Europa e in America, dalle saghe medievali alle rappresentazioni moderne in opere, romanzi e media audiovisivi. Elementi come il Valhalla o le valchirie sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo occidentale, sebbene spesso reinterpretati al di fuori del loro contesto originale.
Fonti
Saga dei Volsung
Anonimo · XIII secolo
Saga norrena del XIII secolo che narra la stirpe dei Volsunghi, con eroi come Sigurd e la sua lotta contro il drago Fáfnir. Registra l’intervento di Odino, valchirie ed esseri del destino, ed è fonte chiave del ciclo eroico della mitologia germanica.
Heimskringla
Snorri Sturluson · XIII sec.
Scritti storici di Snorri Sturluson (XIII sec.) descrivendo tradizioni berserker nordiche incluse berserker lupo.
Il lupo mannaro: contributo alla storia delle leggende
Wilhelm Hertz · 1862
Studio filologico tedesco che raccoglie i processi di licantropia del Sacro Impero, fra cui quello di Bedburg, e distingue la cintura di pelle di lupo dei processi reali dalle aggiunte posteriori della letteratura popolare.
Saga degli uomini di Vatnsdalur
Anonimo · sec. XIII
Saga islandese di famiglia che conserva la definizione più esplicita del termine: quei berserkir che chiamavano úlfhéðnar portavano pellicce di lupo al posto della cotta di maglia.
Domande frequenti
In quali fonti compaiono davvero gli úlfheðnar?
Nello Haraldskvæði, la strofa del nono secolo conservata perché Snorri la citò nella Heimskringla, e nella Saga degli uomini di Vatnsdalur, dove portano pellicce di lupo invece della cotta di maglia. La Saga di Hrólfr Kraki non li nomina: lì chi si trasforma è Bǫðvarr Bjarki, e in orso.
Si trasformavano davvero in lupi?
No. Le fonti dicono che indossavano la pelle, non che cambiassero corpo, e precisano che la portavano al posto della cotta di maglia. L'unica metamorfosi lupina del corpus norreno sta nella Saga dei Volsunghi, con Sigmundr e Sinfjǫtli, e non parla di úlfheðnar.
Che cos'era il berserksgangr e che cosa lo provocava?
È il nome attestato dell'accesso descritto nella Saga degli Ynglingar: senza usbergo, mordendo lo scudo, insensibili al ferro e al fuoco, e poi crollando per lo sfinimento. Nessuna fonte medievale parla di droghe. L'ovolo malefico è una proposta del 1784 e il giusquiamo nero del 2019.
Da dove vengono l'argento e la luna piena?
Dal cinema degli anni trenta e quaranta, che fissò il canone del lupo mannaro moderno. Il nord medievale non conosce né l'una né l'altra cosa, e non fa degli úlfheðnar né guardiani del Valhalla né combattenti del Ragnarök: scegliere i caduti spetta alle valchirie, e l'esercito della fine sono gli einherjar.
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