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Will-o'-the-Wisp

La luce della palude che si allontana se la segui

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
ScoziaScozia(Scozia)
ScoziaAltopiani scozzesi(Scozia)
IrlandaIrlanda(Irlanda)
InghilterraInghilterra(Inghilterra)
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Rango
Luce di paludeLiv. 18
👻
Gerarchia
Spiriti OssessiviLiv. 10

Il nome è quello di una torcia

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Il nome dice che cos'è. Un wisp è un fascio di paglia attorcigliata, e un fascio di paglia attorcigliata acceso a un capo era la torcia più a buon mercato che un viandante potesse portare. «Will-o'-the-wisp» significa dunque «Will quello della torcia», con la stessa costruzione per cui «jack-o'-lantern» significa «Jack quello della lanterna». Alla luce della palude si diede il nome proprio di un uomo e l'oggetto che quell'uomo dovrebbe reggere. Ciò che la rende inquietante è che non c'è mano.

Ogni contrada ebbe la sua. In Inghilterra la chiamarono hobby-lantern, Jenny-with-the-lantern e Peg-a-lantern; nel Devon e nel Somerset, hinkypunk, e di chi si perdeva a seguirla si diceva che andava pixy-led, guidato dai pixie. In Irlanda è Jack-o'-lantern e si trascina dietro una storia che spiega perché cammini sola.

Il latino ignis fatuus, «fuoco sciocco», suona come un nome antico e non lo è: è un termine coniato da umanisti tedeschi nel Cinquecento che traduce il nome vernacolare Irrlicht, «luce che smarrisce». Il latino, cioè, viene dopo. E conviene dirlo per esteso perché spesso si confondono: Irrlicht è il nome tedesco di questa luce; l'Erlkönig no. L'Erlkönig è il re degli ontani della ballata di Goethe (1782), che uccide un bambino fra le braccia del padre, e non ha nulla a che vedere con il fuoco della palude.

Ciò che si vede, e le due volte in cui fu scritto

Le testimonianze concordano in poco e nell'essenziale. Una fiammella, azzurro pallido o verdastra, che galleggia a poca altezza sopra acqua ferma o torbiera; che si muove a salti, avanza e retrocede; e che si scosta quando ci si avvicina, sempre alla stessa distanza, fino a lasciare chi la segue nel fango e senza alcun riferimento.

Le due descrizioni che fissarono l'immagine in inglese sono letterarie. Milton la usa nel Paradiso perduto (1667) per raccontare come Satana conduca Eva all'albero: un fuoco errante, fatto di vapore untuoso, che (si dice) è accompagnato da qualche spirito maligno, e che, aleggiando e ardendo di luce ingannevole, svia dal cammino il viandante notturno stupito, verso paludi e pantani (libro IX, versi 634-642). Prima di lui, Shakespeare dava già il termine per noto: in Enrico IV, parte prima (atto III, scena iii), Falstaff schernisce il naso acceso di Bardolfo dicendogli che l'aveva preso per un ignis fatuus o una palla di fuoco. Non compare invece nel Racconto d'inverno, che per giunta non è un poema ma una commedia.

Il rimedio tradizionale non era un incantesimo. A chi si sentiva pixy-led si diceva di rovesciarsi la giacca e continuare a camminare. La spiegazione fisica è antica e resta scomoda: gas di decomposizione nella torbiera, metano insieme a fosfina, che si infiamma da sé all'aria; il meccanismo è accettato, ma riprodurre in laboratorio una fiamma fredda che si sposta continua a costare.

Non presagisce: provoca

Non è un presagio di morte, ed è la linea da tracciare. La luce non annuncia nulla: non dice che qualcuno morirà né dice chi. Quel che fa è mostrare un cammino dove non c'è, e chi annega annega per averla seguita. Confonderla con la banshee irlandese, che piange sulla porta della casa dove ci sarà un morto, rovescia i termini: la banshee avverte di qualcosa che accadrà comunque, mentre la luce provoca ciò che non sarebbe accaduto.

Quella che davvero presagisce è un'altra, e di lì viene buona parte della confusione: la canwyll corff gallese, la candela di cadavere, una luce che percorre in anticipo la strada per cui poi passerà la bara. Si somigliano in quanto entrambe sono luci solitarie nella notte e differiscono in tutto il resto, a cominciare da chi muore e perché.

Resta l'uso figurato, in inglese ancora vivo: chiamare will-o'-the-wisp una meta che si allontana a mano a mano che le si va incontro. Milton l'aveva già inteso così dando a Satana la forma di una luce che promette un cammino, ed è probabilmente per questo che l'immagine è sopravvissuta alla spiegazione chimica.

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Conosciuto anche come

"Fuoco Fatuo / Luce Errante / Spirito della Palude"

Reliquie

Simbologia

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Elemento

Fuoco e Acqua

🔢

Numero

1

🎨

Colore

Blu Fosforescente

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Animali

Corvo della Palude, Rana del Fango

Sigilli:

Fiamma pallidaFascio di paglia accesoLanterna senza portatore

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Scozia
📅 Medioevo a vittoriana (XII-XIX sec.)

Il folklore scozzese si sviluppò nel corso dei secoli tra le popolazioni celtiche della Scozia, con influenze gaeliche nelle Highlands e scozzesi nelle Lowlands, e fu trasmesso principalmente in forma orale dal Medioevo fino al XIX secolo. I suoi racconti integrano elementi precristiani e cristiani e riflettono una visione del mondo in cui il paesaggio naturale è abitato da esseri soprannaturali che interagiscono con gli esseri umani, spesso in modo ambiguo o pericoloso. Tra le entità più rilevanti figurano le fate o sìth, associate a tumuli e colline, i kelpie e gli each-uisge, spiriti equini che abitano laghi e fiumi, e creature come il bean nighe o il trow, presenti in diverse regioni del paese. Queste tradizioni incorporano anche figure come i giganti o fuamhair e spiriti domestici come il brownie, che riflettono sia timori ancestrali sia norme sociali e morali trasmesse attraverso racconti e ballate. Il folklore scozzese ha esercitato un’influenza duratura sulla letteratura britannica e sulla cultura popolare contemporanea, dalle raccolte del XIX secolo fino alla sua presenza nelle narrazioni moderne, sebbene molte delle sue varianti regionali siano scomparse o si siano trasformate con il passare del tempo.

Fonti

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La mitologia delle fate

Thomas Keightley · 1828

Il primo tentativo di ordinare comparativamente le credenze fatate d'Europa. Keightley colloca il barguest e i cani neri inglesi accanto ai loro equivalenti germanici e scandinavi, e il suo capitolo inglese precede le grandi raccolte vittoriane, il che ne fa un testimone precoce di una tradizione poi molto riscritta.

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Il Paradiso perduto

John Milton · 1667

Poema epico di John Milton (1667) sulla caduta dell'uomo, che elenca gli angeli caduti (tra cui Dagon) divenuti idoli pagani.

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Shakespeare, «Enrico IV, parte prima» (1597)

William Shakespeare · 1597

Nell'atto III, scena iii, Falstaff schernisce il naso acceso di Bardolfo dicendo di averlo preso per un fuoco fatuo o una palla di fuoco. È la menzione inglese più antica che dia il termine per noto, e smentisce l'attribuzione abituale al Racconto d'inverno.

Domande frequenti

Che cosa significa esattamente «will-o'-the-wisp»?

«Will quello della torcia». Un wisp è un fascio di paglia attorcigliata e accesa, la torcia del povero. Il nome dà alla luce un nome proprio e un oggetto in mano; lo spavento è che la mano non c'è.

È lo stesso che l'Erlkönig tedesco?

No. Il nome tedesco di questa luce è Irrlicht. L'Erlkönig è il re degli ontani della ballata di Goethe (1782), che uccide un bambino fra le braccia del padre: altra figura, altro luogo, altro pericolo.

Annuncia la morte, come la banshee?

No, e sono opposti. La banshee piange per una morte che avverrà comunque; la luce non avverte di nulla e provoca quella che non sarebbe avvenuta. Quella che presagisce è la candela di cadavere gallese.

Come ci si liberava di esso?

Rovesciandosi la giacca e proseguendo il cammino. Nel rimedio attestato non c'è incantesimo né preghiera: si trattava di disfare l'ordine con cui si era usciti di casa e spezzare così la guida.

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Bestiarypedia. (2026, August 27). Will-o'-the-Wisp. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/will-o-the-wisp

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Ultimo aggiornamento: 27 ago 2026