Banshee
Colei che piange per le case antiche
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Stesso archetipo
Altre letture di Bean Nighe
Chi segue, secondo chi lo racconta
La banshee (in irlandese bean sídhe, «donna del tumulo») è uno spirito femminile che piange prima di una morte e che non piange per chiunque: segue una famiglia precisa. Ciò su cui le fonti discutono è quale. Thomas Crofton Croker, che pubblicò le prime leggende nel 1825, cita il dizionario irlandese di O'Brien: nessuna famiglia che non sia «di stirpe antica e nobile» gode di quel privilegio fatato; e nel presentare i MacCarthy lo formula in un modo ancora diverso, «essendo una famiglia antica, e soprattutto un'antica famiglia cattolica, hanno naturalmente la loro banshee». Lady Wilde, nel 1887, dà un criterio diverso e più generoso: la assistono «solo certe famiglie di lignaggio storico, o persone dotate per la musica e il canto», perché musica e poesia sono doni delle fate. Yeats, nel 1888, lo riassume in una riga: segue «le famiglie antiche, e nessun'altra».
Nessuno dei tre dice ciò che si ripete di solito, che pianga soltanto per cognomi che cominciano con O' o Mac. Quella formula è un riassunto posteriore, e le fonti stesse la smentiscono: la leggenda di banshee più famosa di Croker è quella del reverendo Charles Bunworth, rettore di Buttevant, nella contea di Cork, un ecclesiastico della Chiesa d'Irlanda con cognome inglese. La frase sui cognomi è davvero stampata nel volume di Lady Wilde, ma a duecento pagine dal capitolo della banshee, dentro un saggio di Sir William Wilde su quali famiglie irlandesi discendano dai capi milesi; lì non si parla di spiriti.
Il suo lamento si chiama caoineadh, e conviene metterlo in ordine. Non lo inventò lei: era una pratica funeraria umana, attestata in Irlanda dal VII secolo e già punita nei penitenziali, eseguita da prefiche (le mná caointe) spesso pagate per l'incarico. La banshee, come messaggera di morte legata a una casa, è documentata circa sei secoli più tardi. Yeats raccolse la credenza che il pianto dei contadini imitasse il suo, ma scrisse «si dice che»; l'etnografia posteriore legge la relazione al contrario, e in alcune contee si raccontava senz'altro che la banshee fosse l'anima di una donna che in vita era stata prefica.
Aspetto e forme di manifestazione
La banshee si manifesta in tre età distinte secondo le versioni: giovane bella, matrona matura o vecchia decrepita. Si sente più che vederla, e il suo lamento acuto attraversa le notti irlandesi annunciando la morte imminente nella stirpe. Alcune tradizioni le attribuiscono un pettine d'argento o d'osso che lascia cadere per tentare i curiosi; raccoglierlo attira la sventura. Di solito indossa un mantello grigio o verde che ondeggia con il vento del presagio. I suoi lunghi capelli sciolti fluiscono come simbolo di lutto ancestrale. Lady Wilde raccoglie racconti in cui la banshee appare pettinandosi vicino a un ruscello prima di elevare il suo caoineadh. Questa figura non vaga ma rimane vicino alla casa ancestrale della stirpe che serve. Il pettine funziona come avvertimento: non deve mai essere raccolto dal suolo perché appartiene allo spirito del tumulo.
La banshee, il carro e il cavaliere
Nelle pagine di Croker la banshee non lavora sola. Il suo lamento si ode la stessa notte in cui rotola il cóiste bodhar, il carro sordo, e in cui il Dullahan si ferma davanti alla porta: tre avvisi della stessa morte, ciascuno per un senso diverso. Lei si ode, il carro si sente venire da lontano, il cavaliere si vede. Yeats lo riassume in una riga: il cóiste bodhar è «un immenso carro nero, sormontato da una bara, tirato da cavalli senza testa e guidato da un Dullahan», e se apri la porta ti gettano in faccia un catino di sangue. La ripartizione ha la sua logica: la banshee appartiene alla famiglia e piange per il suo nome, mentre il carro e il cavaliere percorrono le strade e non rispondono a nessuno.
Con la lavandaia scozzese, la bean nighe, condivide origine e ufficio, ma la scozzese si accovaccia al guado a lavare il sudario mentre l'irlandese resta presso la casa avita e canta.
E c'è una differenza poco citata: la banshee viaggia con il cognome. Lady Wilde racconta il caso di un ramo degli antichi O'Grady stabilitosi in Canada che udì una notte il lamento fuori dalla casa, e scrive che «la banshee segue perfino l'antica stirpe oltre l'oceano e fino a terre lontane», perché né lo spazio né il tempo ostacolano quel potere. Non tutti lo ammettevano: McAnally, nel 1888, avverte che quella teoria «non è né bene né generalmente accolta», e che il peso delle testimonianze punta al contrario, a che ella sappia ciò che sta per accadere senza bisogno di lasciare l'Irlanda e avvisi dalla casa avita anche se il morto cade dall'altra parte del mondo.
Reliquie
Simbologia
Elemento
Lamento
Numero
1
Colore
Grigio
Animali
Corvo
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
Il folclore irlandese si sviluppò a partire dalle tradizioni orali dei popoli celtici che abitarono l’Irlanda dall’età del ferro, con influenze successive del cristianesimo dopo l’arrivo di san Patrizio nel V secolo. I suoi racconti raccolgono credenze in esseri soprannaturali e cicli mitici trasmessi in manoscritti medievali come il Lebor Gabála Érenn. Tra le entità più rilevanti figurano i Tuatha Dé Danann, un popolo mitico dotato di poteri magici che, secondo la tradizione, furono sconfitti e relegati al mondo sotterraneo, dove si identificano con le fate o sídhe. La visione del mondo del folclore irlandese integra un paesaggio animato da spiriti, colline incantate e festività stagionali come Samhain, che segnano l’interazione tra il mondo umano e quello degli esseri fatati. Le narrazioni enfatizzano l’ambivalenza di questi esseri, capaci sia di concedere favori sia di causare danni, e riflettono una continuità tra mitologia precristiana e pratiche popolari successive. Questo insieme di credenze ha lasciato un’impronta duratura nella letteratura, nella musica e nelle arti dell’Irlanda, influenzando autori come W. B. Yeats e la conservazione di festività e costumi che fanno ancora parte dell’identità culturale irlandese.
Fonti
Fiabe e racconti popolari dei contadini irlandesi
W. B. Yeats · 1888
Raccolta di W.B. Yeats (1888) di favole di folklore irlandese, inclusa descrizione del Dullahan come presagio di morte.
Leggende fatate e tradizioni del sud dell'Irlanda
Thomas Crofton Croker · 1825
Prima raccolta a stampa che descrive il Dullahan come cavaliere decapitato e il cóiste bodhar o carro della morte. Croker raccolse i racconti dai contadini del Munster, compresa la bacinella di sangue gettata a chi apre la porta.
Leggende antiche d'Irlanda
Lady Jane Wilde (Speranza) · 1887
Raccolta di leggende irlandesi di Lady Wilde pubblicata nel 1887 che documenta tradizioni popolari e il ciclo di san Patrizio.
Meraviglie irlandesi
D. R. McAnally, Jr. · 1888
Raccolta statunitense di folclore irlandese pubblicata nel 1888, con capitoli propri per la banshee, il pooka, i leprechaun e i fantasmi. Si cita qui soprattutto per la sua cautela: nell'esporre la teoria che la banshee attraversi il mare dietro agli emigranti, McAnally avverte che «non è né bene né generalmente accolta» e che il peso delle testimonianze punta al contrario. È la fonte che permette di riferire il disaccordo invece di scegliere una parte.
Domande frequenti
A quali lignaggi è legata la banshee secondo le fonti?
Non quelli che si dicono di solito. Croker (1825) cita il dizionario di O'Brien («nessuna famiglia che non sia di stirpe antica e nobile») e parla inoltre di «antica famiglia cattolica»; Lady Wilde (1887) ammette «famiglie di lignaggio storico o persone dotate per la musica e il canto»; Yeats (1888), «le famiglie antiche, e nessun'altra». La regola dei cognomi O' o Mac è un riassunto posteriore: la banshee più famosa di Croker assiste il reverendo Bunworth, ecclesiastico protestante dal cognome inglese.
Che rapporto ha la banshee con il Dullahan?
Annunciano la stessa morte per vie diverse. Croker li presenta nello stesso ciclo: lei piange per il lignaggio cui appartiene, lui arriva per la strada con la carrozza e non appartiene a nessuno. Si dice spesso che è la controparte maschile della banshee, e il paragone regge purché si ricordi quella differenza: la banshee ha una famiglia, il Dullahan no.
Quale avvertimento è associato al pettine della banshee?
Il pettine d'argento o d'osso che lascia cadere attira la sventura se raccolto. Le fonti avvertono che appartiene allo spirito del tumulo e non deve mai essere toccato dal suolo.
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