Aeshma Daeva
Daeva dell'ira, quello dalla mazza insanguinata
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Persia Antica(Iran)⇄ Varianti culturali (1)
Il daeva dell'ira e la sua mazza
Aeshma è il daeva dell'ira nella religione di Zaratustra, e il suo nome è quasi una definizione: l'avestico aēšma significa «furia». Non ha nascita né genealogia; l'Avesta lo mostra già all'opera, come l'impulso che afferra un uomo e lo scaglia contro il suo simile. Il suo epiteto fisso è xrvi.dru-, «quello dalla mazza insanguinata», e non è messo a caso: esiste per opporsi parola per parola a quello di Sraosha, l'Obbedienza, che è darši.dru-, «quello dalla mazza salda». La stessa arma in due mani contrarie. Quando Darmesteter e Mills tradussero l'Avesta in inglese nell'Ottocento resero entrambi gli epiteti con spear, lancia, ed è da lì che tanti testi successivi armano Aeshma di una lancia che in avestico non ebbe mai. Lo Yasna lo nomina nel punto più solenne della liturgia: il preludio dell'Ahuna Vairya si recita «per abbattere l'iniquo Angra Mainyu, e per abbattere Aeshma dalla lancia insanguinata».
I sette poteri e l'ordine del male
Il Bundahishn pahlavi, redatto già in epoca islamica su materiale molto più antico, gli attribuisce sette poteri con cui distruggerà sette degli eroi kayanidi: uno solo resterà in piedi. Ma la cosa più esatta che ne dice non è una cifra, è un ordine. «Dove arriva Mitokht, la falsità, è ben accolto Arashk, il rancore; e dove Arashk è ben accolto, Eshm getta le fondamenta; e dove Eshm ha fondamenta, periscono molte creature.» Aeshma non apre la porta: entra per ultimo, quando la menzogna e il rancore gli hanno già preparato la casa. Questo particolare lo separa da qualsiasi demone tentatore: non seduce, non tratta, non propone nulla. Arriva quando non c'è più nessuno da convincere. Il Saddar Bundahesh lo dice in termini di condotta: getta collera e malizia nel cuore degli uomini e fa sì che i peccatori perdano il timore di peccare. E i testi manichei iranici aggiungono ciò che spiega la sua longevità: Aeshma agisce come potenza invisibile dentro il corpo, senza figura propria che si possa colpire.
Sraosha, il suo contrario esatto
L'avversario di Aeshma non sono «gli Amesha Spenta» in astratto, ma uno yazata preciso: Sraosha, l'Obbedienza, colui che veglia mentre gli uomini dormono. L'opposizione è iscritta negli epiteti, nella liturgia e nella fine dei tempi. Quando il Bundahishn elenca chi abbatte chi nella Rinnovazione, accoppia uno a uno i sei Immortali Benefici con i sei archidaeva, «Vohuman su Akoman, Ardwahisht su Andar, Shahrewar su Savar, Spandarmad su Taromat che è Naunghas, Hordad e Amurdad su Tairev e Zairich», e solo dopo, fuori da quella lista chiusa, aggiunge: «Srosh su Eshm». Quel rigo isolato dice due cose insieme. Che Aeshma non è uno dei sei archidaeva, per famoso che sia. E che gli si riserva comunque un boia proprio, proprio perché nessuno dei sei gli corrisponde. Nello Yasht 19 combatte spalla a spalla con Akem Mano, Azhi Dahaka e Spityura, quello che segò Yima in due, per il possesso del khvarenah, la Gloria che non si lascia prendere con la forza; tutti e quattro falliscono.
Da Aeshma ad Asmodeo
Aeshma è, molto probabilmente, il demone antico che è arrivato più lontano. Il Talmud chiama Ashmedai il re dei demoni, e il libro di Tobia chiama Asmodaios colui che uccide uno dopo l'altro i sette mariti di Sara; entrambi i nomi si fanno derivare dall'avestico aēšmō.daēva-, «il daeva della furia». L'obiezione classica è che quel composto esatto non compare nell'Avesta conservato, ma l'Avesta conservato è una frazione minima dell'originale, e il medio-persiano Xēšm Dēw è attestato nel Bundahishn e nel Denkard, che riproducono materiale antico. Resta una stranezza che conviene non coprire: l'Asmodeo di Tobia non è un demone d'ira ma di desiderio. La spiegazione affiora nei testi manichei iranici, dove ad Aeshma si attribuiscono tre cose insieme dentro il corpo umano: la collera, la cupidigia e la lussuria. Il demone che arrivò all'ebraismo, e di lì al cristianesimo, non portava soltanto la mazza: portava anche l'appetito.
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Fuoco
Numero
1
Colore
Rosso
Animali
Serpente dell'Ira
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
La mitologia zoroastriana ebbe origine nell’antico Iran, tra le comunità iraniche di lingua avestica, e si sviluppò tra il X e il VI secolo a.C. Il suo fondamento risiede negli insegnamenti attribuiti a Zoroastro, raccolti nei Gatha e in testi successivi dell’Avesta. Questa tradizione sorse in un contesto di società pastorali e agricole dell’Asia centrale e dell’Iran occidentale, dove si integrò con pratiche rituali e concezioni religiose precedenti.
Fonti
Libro di Tobia
Tradizione biblica · c. 200 a.C.
Il Libro di Tobia apocrifo della Bibbia descrive Asmodeo come demone che uccide i mariti di Sara ed espulso da Raffaele.
Gathas dell'Avesta
Zoroastro (attribuito) · c. 1500-1000 a.C.
I diciassette inni che formano il nucleo più antico dell'Avesta e i soli che la tradizione attribuisce a Zaratustra in persona. Pongono la scelta etica fra asha, l'ordine vero, e druj, la menzogna.
Bundahishn
Tradizione pahlavi · c. IX secolo
Compilazione pahlavi del IX secolo che espone la cosmogonia zoroastriana: la creazione di Ohrmazd, la controcreazione di Ahriman, l'accoppiamento degli archidaeva con gli Amesha Spenta e la Rinnovazione finale del mondo.
Avesta: Vendidad
Tradizione zoroastriana · c. 1000-600 a.C.
Il «codice contro i demoni», libro dell'Avesta recente dedicato alla legge di purità: che cosa contamina, come si ripara e quale daeva causa ciascun danno. Comprende la tentazione di Zaratustra da parte di Angra Mainyu e dei suoi daeva.
Yasht 19
Tradizione orale zoroastriana · c. 1000-600 a.C.
Lo Zamyad Yasht, inno dell'Avesta recente dedicato al khvarenah, la Gloria che non si lascia prendere con la forza. Narra la contesa fra le potenze del bene e del male per averla e anticipa la battaglia finale del mondo.
Domande frequenti
Perché Aeshma viene raffigurato con una lancia se la sua arma è una mazza?
Perché le traduzioni ottocentesche dell'Avesta in inglese resero con spear l'avestico dru-, che è un randello. Il suo epiteto è xrvi.dru-, «quello dalla mazza insanguinata», e il bello è che ricalca quello di Sraosha, darši.dru-, «quello dalla mazza salda»: la stessa arma in mani contrarie.
Aeshma è uno dei sei archidaeva che si oppongono agli Amesha Spenta?
No. I sei sono Akoman, Andar, Savar, Naonhaithya, Taurvi e Zairi, e il Bundahishn li accoppia uno a uno con i sei Immortali Benefici. Aeshma compare nella stessa enumerazione, ma fuori dalla lista e con boia a parte: «Srosh su Eshm».
Asmodeo viene davvero da Aeshma?
È la derivazione accettata: l'Ashmedai del Talmud e l'Asmodaios di Tobia provengono dall'avestico aēšmō.daēva-. Si obietta che quel composto manca nell'Avesta giunto fino a noi, ma di quell'Avesta se ne conserva pochissimo, e il medio-persiano Xēšm Dēw è documentato.
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