Bruxa
La strega succhiasangue del nord-ovest iberico
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Europa
Portogallo(Portogallo)
Galizia(Spagna)⇄ Varianti culturali (1)
Stesso archetipo
Altre letture di Strix
La vicina additata
La bruxa del nord-ovest della Penisola non è uno spettro né una defunta: è una donna viva del vicinato stesso, additata da chi le vive accanto, che esce di notte a succhiare il sangue dei bambini in culla. Teófilo Braga e José Leite de Vasconcellos raccolsero la credenza nell'ultimo terzo dell'Ottocento, quando la si dava ancora per vera nei villaggi del Minho, di Trás-os-Montes e dell'Alentejo, e nella vicina Galizia, dove il nome convive con quello di meiga. La tradizione non la spiega con un patto altisonante per l'immortalità, ma con qualcosa di più domestico e più inquietante: si è bruxa per eredità di madre in figlia, per essere nate in una notte segnata, o per averlo imparato da un'altra, e in molte versioni non si può morire in pace senza aver prima trasmesso il dono a qualcuno che lo accetti. Succhiare il sangue non la rende immortale: è ciò che fa, ed è per questo che il terrore di questi racconti non sta in un sabba lontano ma nella casa accanto.
Né vecchia né gobba: quella che esce di notte
Nei racconti non ha l'aspetto di una strega. È una donna del paese, di qualunque età, che di giorno fila, va a messa e saluta per la strada; la vecchia gobba dagli occhi rossi appartiene all'iconografia, non a ciò che si narrava nei villaggi. Ciò che cambia è di notte: esce di casa mutata in uccello notturno (la coruja o barbagianni, il mocho o civetta, talvolta il corvo) ed entra dalla finestra nella stanza dove dorme il bambino. È il volo a renderla temibile, perché contro di esso non c'è porta che si sbarri. Di qui viene il motivo che chiude quasi tutte le versioni: qualcuno ferisce l'uccello all'ala o alla zampa, e la mattina dopo una vicina compare col braccio o col piede fasciato. Il segno è la prova, ed è anche la condanna: quella che restava additata così non tornava più a essere una vicina qualsiasi.
Poteri e Debolezze della Bruxa
La Bruxa possiede poteri soprannaturali che includono trasformazione fisica, volo notturno silenzioso, succhiare sangue con zanne per recuperare giovinezza e forza, e indurre incubi e malattie nelle vittime tramite maledizioni magiche. Può intrufolarsi attraverso finestre aperte o camini come animale, evita la luce solare che la brucia, preferendo attacchi nelle notti oscure o ventose. Le sue debolezze comprendono ferro freddo che impedisce trasformazioni, acqua santa o croce che brucia la pelle, decapitazione o incenerimento del cadavere durante il sonno diurno in forma umana, e talvolta semi di papavero o aglio appesi alle porte per confonderla. Nelle tradizioni portoghesi, sale o acqua bollente la respinge, riflettendo simboli cristiani e popolari di protezione dal male.
La paura col nome della vicina
La bruxa è ciò che resta quando la paura della morte dei bambini prende il nome e il volto di una vicina. Nei villaggi dove i lattanti morivano senza spiegazione, una macchia sulla pelle, un livido o un bambino che deperiva bastavano a trasformare la disgrazia in accusa, e l'additata era di solito la donna sola, vecchia o povera, quella che viveva ai margini. L'Inquisizione portoghese giudicò casi di feitiçaria per tre secoli, benché nella Penisola le condanne a morte per stregoneria fossero assai meno numerose che nell'Europa centrale e settentrionale: il Sant'Uffizio iberico tendeva a trattare simili faccende come superstizione di gente ignorante più che come patto demoniaco provato. E non la si combatteva in tribunale ma in casa: la figa di giaietto appesa al collo del bambino, le forbici aperte in croce sotto la culla, l'aglio, il sale, la scopa dietro la porta. In Galizia la stessa paura ha lasciato un detto che si ripete ancora con un sorriso a disagio: «eu non creo nas meigas, pero habelas hainas».
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Notte Nera
Numero
3
Colore
Rosso Sangue
Animali
Corvo Nero, Gufo Notturno
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
Il folclore portoghese si è formato dalla sovrapposizione di credenze preromane dei popoli celtici e lusitani, della religione romana, del cristianismo e di elementi della cultura popolare medievale e moderna. Le tradizioni orali, trasmesse nei villaggi e nelle zone rurali, raccolgono racconti di esseri soprannaturali come le mouras, figure femminili associate a tesori e costruzioni megalitiche, e leggende di lobisomens, uomini lupo legati alla notte e al ciclo lunare, presenti nelle regioni del nord e del centro del Paese. Queste narrazioni riflettono una visione del mondo in cui il sacro e il profano, il naturale e il soprannaturale, convivono nel paesaggio quotidiano. Le mouras appaiono come custodi di ricchezze nascoste o come spiriti legati a sorgenti, castri e dolmen, e la loro figura è stata interpretata come reminiscenza di antiche divinità femminili o di racconti medievali di incantesimi. I lobisomens, da parte loro, si integrano in un insieme più ampio di credenze sulla licantropia che condividono tratti con le tradizioni galiziane e asturiane, e che spesso si spiegano con patti con il diavolo o castighi divini. Entrambe le categorie di racconti si conservano in raccolte del XIX e XX secolo realizzate da etnografi e folkloristi portoghesi. L'eredità di questo folclore persiste nella letteratura, nel teatro e nelle feste popolari contemporanee, nonché nella toponomastica e in certe pratiche rituali legate al ciclo agricolo e al culto dei santi. Elementi come le mouras e i lobisomens continuano ad apparire in narrazioni moderne e nell'immaginario turistico regionale, contribuendo all'identità culturale del Portogallo.
Fonti
Il popolo portoghese nei suoi costumi, credenze e tradizioni
Teófilo Braga · 1885
Repertorio in due volumi che Teófilo Braga pubblicò a Lisbona nel 1885 sugli usi, le credenze e i racconti delle campagne portoghesi. È una delle prime opere a registrare la bruxa come vicina viva che esce di notte in forma di uccello, e non come defunta che ritorna.
Annuario per lo studio delle tradizioni popolari portoghesi
José Leite de Vasconcelos · 1882
Annuario che José Leite de Vasconcelos pubblicò a Porto nel 1882, negli anni fondativi dell'etnografia portoghese. Raccoglie credenze, scongiuri e pratiche di protezione dei villaggi del nord, fra cui quelle che si opponevano alla bruxa attorno alla culla.
Domande frequenti
Come nasce la Bruxa nel folklore galiziano-portoghese secondo i racconti del XIX secolo?
La Bruxa nasce come strega umana che ha stretto un patto con il diavolo per immortalità e poteri. I racconti del XIX secolo la descrivono unendosi al sabba per imparare la magia nera e perdere gradualmente l’umanità.
Quali trasformazioni fisiche caratterizzano la Bruxa durante i suoi attacchi notturni?
La Bruxa si trasforma in corvo nero, gufo o lupo feroce per volare o correre silenziosamente verso le vittime. Queste trasformazioni avvengono a mezzanotte e durano fino all’alba, quando torna alla forma umana.
Quale rapporto intrattiene la Bruxa con Satana nel folklore galiziano-portoghese?
La Bruxa trae il suo potere da un patto con Satana e agisce come sua serva partecipando a sabba demoniaci. Trasforma il corpo e si nutre di sangue infantile secondo le tradizioni galiziane e portoghesi.
Quali simboli ed elementi rappresentano la Bruxa nell’iconografia del folklore iberico?
La Bruxa è associata alla notte nera, all’occhio rosso, alla zanna aguzza e alla luna di sangue. Questi emblemi compaiono accanto a corvi, lupi e gufi nei racconti e nelle raffigurazioni tradizionali di Galizia e Portogallo.
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