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Strix

L'uccello succhiasangue dell'antica Roma

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
ItaliaRoma antica(Italia)
👹
Rango
Divoratrice di bambiniLiv. 74
👿
Gerarchia
Signori DemoniaciLiv. 90

L'uccello di malaugurio dei Romani

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La strix (al plurale striges; dal greco strinx, «stridio») è l'uccello notturno di malaugurio della superstizione romana. Ovidio la descrive nei Fasti VI, 131-168 con quattro pennellate ripetute per duemila anni: testa grande, occhi fissi, becco fatto per la rapina, piumaggio canuto e artigli adunchi. Volano di notte, cercano i bambini rimasti senza nutrice, li strappano dalla culla, ne squarciano le viscere e ne bevono avidamente il sangue. Lo stesso Ovidio confessa di non sapere cosa siano: «o nascono uccelli, o lo diventano per incantesimo, e una vecchia marsa li muta in uccelli con i suoi canti». Plinio il Vecchio (Storia naturale XI, 232) è ancora più scettico: riporta la credenza che le striges allattino i lattanti con le loro mammelle, la dichiara favolosa, ammette che la strix compariva già in antiche formule di maledizione e riconosce che nessuno sa a quale uccello corrisponda. Quell'incertezza, uccello o strega, è quella che la parola trascinerà poi per tutta l'Europa.

Lo scongiuro di Carna

L'unico racconto completo che conserviamo è quello di Ovidio. Proca, futuro re di Alba Longa, aveva cinque giorni quando le striges si saziarono del suo petto («exsorbent avidis infantia pectora linguis»); la nutrice trovò il bambino livido e con le guance graffiate e chiamò Cranaë, la ninfa a cui Giano aveva dato potere sui cardini e sulle soglie, nota anche come Carna. Ella toccò tre volte gli stipiti e tre volte la soglia con un ramo di corbezzolo, asperse l'ingresso d'acqua, tenne in mano le viscere crude di una scrofa di due mesi e pronunciò la sostituzione («cuore per cuore, viscere per viscere: questa vita vi diamo per una migliore»), lasciando le interiora all'aperto con l'ordine di non voltarsi. Infine pose una verga di biancospino, la verga di Giano, nella piccola finestra da cui entrava la luce nella stanza. Gli uccelli non tornarono e il colore riapparve sul volto del bambino. È il più antico rito apotropaico infantile che Roma metta per iscritto, e conviene leggerlo con precisione: il biancospino non va nella culla ma alla finestra, e il corbezzolo alla porta.

Da uccello a strega: Trimalcione, le leggi barbariche e la parola

Nel Satyricon (63) di Petronio, Trimalcione racconta al suo banchetto come, vegliando il cadavere di un bambino, udirono le strigae stridere intorno alla casa; un cappadoce robusto uscì con la spada e ne trapassò una, ma tornò livido come se lo avessero frustato e morì nel giro di pochi giorni, e quando la madre andò ad abbracciare il corpo del figlio trovò al suo posto un fantoccio di paglia: le streghe si erano portate via il bambino. Qui la strix non è più un uccello, ma una donna che vola di notte, e così la recepiscono le leggi dei popoli germanici: la Legge Salica punisce con un'ammenda chi chiami «stria» una donna libera senza poterlo provare, e l'Editto di Rotari (643) vieta di uccidere una serva altrui «come se fosse striga», perché, dice il re longobardo, non è possibile che una donna divori un uomo vivo dall'interno. Dal latino strix discendono l'estrie degli ebrei aschenaziti, la strega italiana, la strzyga polacca e lo strigoi rumeno: in ogni lingua, lo stridio dell'uccello romano finì per nominare la strega o il morto che torna a succhiare il sangue.

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Reliquie

Simbologia

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Elemento

Sangue

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Numero

1

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Colore

Grigio

🦁

Animali

Gufo

Sigilli:

BiancospinoAli grigieArtigli

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Roma antica
📅 Monarchia fino a Impero (c. 753 a.C. - 476 d.C.)

La mitologia romana si formò a partire dalle credenze e dalle pratiche religiose dei popoli italici, in particolare dei latini, tra l’VIII e il I secolo a. C., nella penisola italica. Le sue origini risiedono in tradizioni locali di carattere agrario e familiare che, con l’espansione di Roma e il contatto con l’Etruria e le colonie greche del sud Italia, incorporarono divinità e racconti ellenici. Le divinità principali includevano Giove, Giunone e Minerva, insieme a Marte, Venere e altre divinità legate a funzioni civili e statali, molte delle quali assimilate a figure greche senza che si producesse una sostituzione completa dei culti autoctoni. Il sistema religioso romano era caratterizzato da una visione pragmatica del mondo in cui il mantenimento della pax deorum risultava essenziale per la prosperità della comunità. I rituali, gli auguri e il culto dei lari e dei mani facevano parte di una struttura in cui la religione era strettamente legata alla vita politica e familiare. Con il passare del tempo, il pantheon si arricchì mediante l’interpretatio romana di dèi stranieri e l’introduzione di culti orientali. La sua eredità si percepisce nella letteratura latina, nell’organizzazione del calendario e nella persistenza di numerosi nomi di dèi nelle lingue romanze e nell’iconografia occidentale successiva. Elementi della mitologia romana influenzarono l’arte rinascimentale e la cultura europea fino all’epoca contemporanea, conservando la loro impronta in toponimi, festività e nella trasmissione di racconti mitologici attraverso autori come Ovidio e Virgilio.

Fonti

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Fasti

Ovidio · 8 d.C.

Poema di Ovidio sul calendario romano che include racconti su Rea Silvia, Marte e l'origine di Roma.

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Storia naturale

Plinio il Vecchio · 77

Enciclopedia di Plinio il Vecchio che compila conoscenze sul mondo naturale, scritta nel I secolo d.C.

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Satyricon

Petronio · c. 60

Romanzo satirico di Petronio che ritrae la società romana del I secolo, con riferimenti a entità notturne.

Domande frequenti

Come Carna protegge il piccolo Proca dalle striges secondo Ovidio?

Tocca tre volte gli stipiti e la soglia con un ramo di corbezzolo, asperge la porta d'acqua, offre le viscere di una scrofa al posto di quelle del bambino e pone una verga di biancospino alla finestra della stanza. È il più antico rito apotropaico infantile che Roma metta per iscritto.

Quali creature europee derivano etimologicamente dalla strix?

L'estrie degli ebrei aschenaziti, la strega italiana, la strzyga polacca e lo strigoi rumeno. In tutte il nome dell'uccello romano passò a designare la strega notturna o il morto che torna a succhiare il sangue.

Cosa dicono le fonti antiche su cosa sia realmente la strix?

Non sono d'accordo. Ovidio (Fasti VI) dubita se nascano uccelli o siano vecchie trasformate da incantesimi; Plinio (Storia naturale XI, 232) ritiene favoloso che allattino i bambini e ammette che nessuno sa quale uccello sia; Petronio (Satyricon 63) le racconta già come streghe che rubano un bambino e lasciano un fantoccio di paglia.

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Bestiarypedia. (2026, August 16). Strix. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/strix

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Ultimo aggiornamento: 16 ago 2026