Enoc
Enoch, il patriarca che non morì
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Il settimo da Adamo
Il quinto capitolo della Genesi è un elenco di longevità e di morti: Adamo novecentotrenta anni, Set novecentododici, Enos novecentocinque, e così via fino a Matusalemme, che arriva a novecentosessantanove. Enoch occupa il settimo posto di quel conto, figlio di Jared, che visse novecentosessantadue anni, e padre di Matusalemme, nonno di Lamec e bisnonno di Noè.
È la sua cifra a stonare: trecentosessantacinque anni, di gran lunga la vita più breve del capitolo, meno della metà di quella di qualunque suo vicino. E coincide esattamente con i giorni dell'anno solare. La coincidenza non passò inosservata: la letteratura che poi si mise sotto il suo nome è proprio quella che difende il calendario solare contro il lunare, e in essa Enoch appare come l'uomo che apprese dagli angeli il corso del sole, della luna e delle stelle.
Il Libro dei Giubilei aggiunge il dato del mestiere: fu il primo dei nati sulla terra ad apprendere la scrittura, il sapere e la sapienza, e mise per iscritto i segni del cielo. Da lì viene tutto il resto.
Camminò con Dio
La Genesi non dice di Enoch che fosse giusto, né pio, né retto. Dice un'altra cosa, e di lui soltanto con Noè: che camminò con Dio. La formula ebraica è rara e il testo non la spiega, e proprio per questo la tradizione successiva la riempì. Per l'autore dei Giubilei quei trecento anni sono un apprendistato fra gli angeli; per 1 Enoch, un incarico di intercessore al quale gli stessi Vigilanti caduti finiscono per chiedere di portare in alto la loro supplica, perché è l'unico che possa salirla.
Occorre una precisazione che quasi nessun riassunto fa. I libri che portano il suo nome non sono suoi. Il Primo Libro di Enoch è una compilazione di testi scritti fra il III e il I secolo prima della nostra era; il Secondo si conserva in slavo antico; il Terzo è medievale. Metterli sotto la firma di un patriarca anteriore al Diluvio era il modo antico di dichiarare che quanto contenevano veniva dall'alto, non un tentativo di ingannare nessuno. Enoch è il destinatario dell'attribuzione, non l'autore.
Il suo nome sopravvisse perfino dove il libro non arrivò. Il Siracide lo ricorda fra gli uomini illustri, la Lettera agli Ebrei lo addita come esempio di fede, e la Lettera di Giuda cita alla lettera un passo del Primo Libro di Enoch: l'unica volta che il Nuovo Testamento cita quell'opera.
Colui che non morì
Il quinto capitolo della Genesi funziona con un ritornello. Ogni patriarca riceve la stessa formula: visse tanti anni, generò figli e figlie, e morì. Otto volte di seguito. Alla nona il ritornello si spezza: camminò Enoch con Dio, e scomparve, perché Dio lo prese. Non dice che morì. È l'unica eccezione del capitolo, e il silenzio è deliberato.
Da quel vuoto di due parole esce tutta la letteratura enochica. Il Secondo Libro di Enoch racconta il viaggio: due angeli lo portano in alto, attraversa i sette cieli uno per uno, vede i depositi della neve e della rugiada, gli angeli del castigo, il paradiso e il luogo dei condannati; e giunto davanti al trono, Michele lo unge con un olio il cui odore è come quello della mirra e lo riveste delle vesti della gloria, e da quel momento il suo aspetto è quello di uno dei gloriosi.
Solo un altro personaggio della Bibbia ebraica se ne va così, senza morire: Elia, rapito in un turbine. La tradizione accoppiò i due, e finì per dare un angelo a ciascuno. Enoch divenne Metatron; Elia, Sandalfon. Che il patriarca dalla vita più breve sia l'unico a non finirla è l'ironia su cui si costruisce tutto il resto.
In che cosa fu trasformato
Il Terzo Libro di Enoch, o Sefer Hekhalot, è un testo mistico giudaico del V o VI secolo che si presenta come il racconto del rabbi Ismaele quando sale al cielo e vi trova un angelo che gli si presenta con una frase sconcertante: io sono Enoch, il figlio di Jared.
Ciò che il testo descrive poi è una fusione. La carne gli diventa fiamma; i nervi, fuoco ardente; le ossa, braci; la luce degli occhi, splendore; e i globi degli occhi, torce accese. Gli fissano settantadue ali, trentasei per lato, e trecentosessantacinquemila occhi. Gli fanno un trono alla porta del settimo palazzo e vi pongono sopra una corona. Il patriarca che imparò a scrivere dagli angeli finisce per essere lo scriba di tutti loro.
Ed ecco ciò che quasi sempre si racconta al contrario. Il passo del Talmud che menziona questo angelo non lo promuove: lo corregge. Nel trattato Chagigà si racconta che Acher, vedendo Metatron seduto e intento a scrivere, concluse che forse c'erano due potenze in cielo; e per disfare l'equivoco, il racconto aggiunge che a Metatron furono dati sessanta colpi di frusta di fuoco, perché un servitore non siede. La scena esiste per porre un limite, non per concedere un rango. Tutto ciò che poi si disse della sua altezza si trascina dietro quella clausola.
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Terra/Etere
Numero
365
Colore
Bianco Puro
Animali
Colomba, Aquila
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
Tradizioni esoteriche e cabalistiche nell'ebraismo, che comprendono il misticismo Merkavah dell'era talmudica, la Kabbalah zoharica del XIII secolo, la Kabbalah lurianica del XVI secolo, il movimento chassidico del XVIII secolo e varie pratiche meditative, contemplative e visionarie volte ad ascendere attraverso i mondi spirituali, invocare nomi divini e raggiungere l'unione mistica con il divino mentre si svelano i segreti dell'universo creatore.
Fonti
3 Enoch (Libro Ebraico di Enoch)
Anonimo · c. 500 d.C.
Il Libro Ebraico di Enoch (3 Enoch o Sefer Hekhalot) è un testo mistico ebraico medievale (V-VI sec. d.C.), attribuito a Enoch trasformato in Metatron. Descrive gerarchie angeliche, principi caduti come Tamiel e visioni dei palazzi celesti (Hekhalot).
Libro di Enoch
Anonimo · 300 a.C.
Testo apocrifo ebraico che descrive la caduta dei veglianti e i loro insegnamenti proibiti.
Libro dei Giubilei
Attribuito a Mosè · II sec. a.C.
Il Libro dei Giubilei, testo pseudepigrafo ebraico (II sec. a.C.), riscrive Genesi ed Esodo, menzionando i Vigilanti e i loro leader inclusi riferimenti ad Azazel come corruttore che insegna idolatria e fornicazione, rafforzando il suo ruolo nella tradizione enochiana e giustificando il Diluvio come punizione.
Secondo Libro di Enoch (Libro dei Segreti di Enoch)
Anonimo · I sec. d.C.
Apocalisse giudaica conservata in slavo antico. Colloca i grigori nel quinto cielo e li descrive con aspetto di uomini, più alti dei grandi giganti, dai volti appassiti e dalle bocche in silenzio perpetuo.
Genesi 5
Anonimo · VI-V sec. a.C.
Genealogia dei dieci patriarchi anteriori al Diluvio, da Adamo a Noè. Il capitolo ripete una stessa formula che finisce sempre con «e morì», e la spezza una sola volta, in Enoch, di cui dice che Dio lo prese.
Domande frequenti
Perché Enoch visse solo trecentosessantacinque anni?
Perché il numero non misura una vita, segna un calendario. È la più breve del quinto capitolo della Genesi, dove i suoi vicini superano i novecento, e coincide con i giorni dell'anno solare. La letteratura poi posta sotto il suo nome difende proprio il calendario solare contro il lunare, e fa di Enoch l'uomo che apprese dagli angeli il corso del sole e delle stelle.
Enoch scrisse il Libro di Enoch?
No. Il Primo è una compilazione di testi scritti fra il III e il I secolo prima della nostra era; il Secondo si conserva in slavo antico e il Terzo è medievale. Firmare un libro col nome di un patriarca anteriore al Diluvio era il modo antico di dichiarare che il suo contenuto veniva dall'alto, non un inganno. Enoch è il destinatario dell'attribuzione, non l'autore.
Che cosa dice esattamente la Genesi sulla sua scomparsa?
Spezza un ritornello. Agli otto patriarchi precedenti il capitolo applica la stessa formula, che finisce sempre uguale: e morì. Giunto a Enoch, la formula cambia: camminò con Dio, e scomparve, perché Dio lo prese. Il testo non dice che morì, e quel vuoto di due parole è tutto il punto di partenza della letteratura enochica.
Enoch e Metatron sono lo stesso?
Secondo il Terzo Libro di Enoch, sì: lì l'angelo si presenta al rabbi Ismaele dicendo «io sono Enoch, il figlio di Jared». Ma conviene datare l'identificazione. Quel testo è del V o VI secolo; la Genesi non dice una parola di angeli, e il Primo Libro di Enoch, cinque secoli anteriore, non menziona nemmeno il nome di Metatron. L'equazione è tarda, non biblica.
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