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Metatron

Metatron, il Principe della Presenza

A cura diCreato ilAggiornato il

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Asia
IsraeleTerra Santa(Israele)
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Rango
Cancelliere del CieloLiv. 98
🏛️
Gerarchia
Corte CelestialeLiv. 100

Da dove esce Metatron

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Conviene cominciare da ciò che non è. Il Libro di Enoch, quello che si chiama Primo ed è del III secolo prima della nostra era, non menziona Metatron nemmeno una volta. Il nome compare secoli più tardi, nella letteratura giudaica dei palazzi celesti, e il testo che racconta tutto è il Terzo Libro di Enoch o Sefer Hekhalot, del V o VI secolo, dove un angelo si presenta al rabbi Ismaele dicendo: io sono Enoch, il figlio di Jared.

Del nome stesso nessuno è riuscito a rendere conto. Si sono proposti un composto greco che significherebbe «presso il trono»; il latino metator, l'agrimensore che nell'esercito romano andava avanti tracciando l'impianto dell'accampamento, parola che effettivamente passò nell'ebraico rabbinico; e perfino un rapporto con Mitra. Nessuna delle tre convince del tutto, e questa resta la situazione dopo mille anni di discussione.

Ciò che il testo precisa è invece quanti nomi ha lui: settanta, quelli che Dio gli pose. E il titolo che li riassume, Principe della Presenza, non descrive un potere ma un posto: stare in piedi davanti. Il fondamento scritturistico dell'intero edificio è un solo versetto dell'Esodo, dove Dio annuncia che manda davanti a Israele un angelo cui bisogna obbedire, «perché il mio nome è in lui». La tradizione rabbinica vi lesse Metatron, e da quella lettura viene il resto.

Come lo descrive il testo, e il cubo che non è suo

Il Sefer Hekhalot è preciso dove l'arte non è mai arrivata: settantadue ali, trentasei per lato, ciascuna capace di coprire il mondo; trecentosessantacinquemila occhi, ciascuno come il sole; un trono fatto alla porta del settimo palazzo, a imitazione del trono della Gloria; e una corona su cui furono incise le lettere con cui furono creati il cielo e la terra. Iconografia antica di lui non ne esiste alcuna. È un angelo di testo, non di immagine, e ogni suo ritratto è un'illustrazione moderna di una descrizione antica.

Il Cubo di Metatron, oggi la prima cosa che compare cercando il suo nome, non appartiene a questa tradizione. È una figura della geometria sacra moderna, tracciata unendo con linee rette i tredici cerchi del cosiddetto Frutto della Vita, e non si trova nel Sefer Hekhalot, né nello Zohar, né in alcun manoscritto cabalistico medievale. Ha preso in prestito il nome dell'angelo, non il contrario: è un oggetto del Novecento con un nome del VI secolo. Merita di figurare qui perché è ciò che i più cercano, ma conviene sapere da dove viene.

Lo stesso vale per il colore, le ali di luce e gli scettri che vi aggiungono le stampe devozionali contemporanee. Niente di ciò sta nelle fonti. Ciò che vi sta, ed è più raro di qualunque scettro, è che l'angelo più alto della corte abbia la biografia di un uomo che un giorno camminò sulla terra.

Scriba, principe e le sessanta frustate

Il suo mestiere è scrivere. Metatron registra i meriti d'Israele e le opere degli uomini, e di lì gli viene il titolo di scriba celeste; il Sefer Raziel ha-Malakh, grimorio ebraico medievale, lo aggiunge inoltre come trasmettitore del sapere che scende dal trono agli uomini.

Il suo posto a corte è quasi sempre raccontato male. Non comanda su Michele né su Gabriele: nessuna fonte antica lo dice, e chi capitana gli eserciti celesti è Michele. Non è nemmeno il principe dei serafini, che nello stesso Sefer Hekhalot è Serafiel. Il suo è un'altra cosa e non ha coro: stare in piedi davanti alla Presenza, che è un posto di uno solo. A Sandalfon, che la tradizione identifica con Elia rapito nel turbine, lo si accoppia per simmetria, due uomini fatti angeli; quello di «fratelli gemelli» è linguaggio esoterico tardo, non delle fonti antiche.

E c'è un limite che i testi si prendono la briga di segnare. Nel trattato Chagigà del Talmud, Acher entra nel giardino, vede Metatron seduto e intento a scrivere, e conclude che forse ci sono due potenze in cielo. Il racconto risponde nell'unico modo che può: a Metatron danno sessanta frustate di fuoco per essere seduto, perché un servitore sta in piedi. La scena non celebra la sua altezza, la delimita. E la cabala successiva aggiunse un'altra cautela, distinguendo un Metatron primordiale dall'Enoch elevato, perché la promozione di un uomo non compromettesse il Creatore. Tutto ciò che si dice di questo angelo viene con quella clausola in calce.

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Conosciuto anche come

"Enoch" "Akatriel"

Reliquie

Simbologia

🔥

Elemento

Fuoco

🔢

Numero

10

🎨

Colore

Dorado

🦁

Animali

Aquila, Leone

Sigilli:

Le settantadue aliIl trono del settimo palazzoIl calamo dello scriba celeste

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Relazioni con altri esseri

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Terra Santa
📅 Dall'era talmudica ai tempi moderni (I-XX sec.)

Tradizioni esoteriche e cabalistiche nell'ebraismo, che comprendono il misticismo Merkavah dell'era talmudica, la Kabbalah zoharica del XIII secolo, la Kabbalah lurianica del XVI secolo, il movimento chassidico del XVIII secolo e varie pratiche meditative, contemplative e visionarie volte ad ascendere attraverso i mondi spirituali, invocare nomi divini e raggiungere l'unione mistica con il divino mentre si svelano i segreti dell'universo creatore.

Fonti

📚

3 Enoch (Libro Ebraico di Enoch)

Anonimo · c. 500 d.C.

Il Libro Ebraico di Enoch (3 Enoch o Sefer Hekhalot) è un testo mistico ebraico medievale (V-VI sec. d.C.), attribuito a Enoch trasformato in Metatron. Descrive gerarchie angeliche, principi caduti come Tamiel e visioni dei palazzi celesti (Hekhalot).

📚

Sefer Raziel HaMalakh

Eleazar di Worms (attribuito a Raziel) · 1200

Grimorio ebraico medievale (1200 circa) attribuito all'angelo Raziel, che secondo la tradizione lo consegnò ad Adamo. Riunisce cosmologia, nomi angelici e magia protettiva; riferimento centrale dell'angelologia esoterica.

📚

Zohar

Mosè de León · c. 1280

Opera cabalistica fondamentale del XIII secolo che espande la mitologia di Lilith e dei suoi discendenti demoniaci.

📚

Secondo Libro di Enoch (Libro dei Segreti di Enoch)

Anonimo · I sec. d.C.

Apocalisse giudaica conservata in slavo antico. Colloca i grigori nel quinto cielo e li descrive con aspetto di uomini, più alti dei grandi giganti, dai volti appassiti e dalle bocche in silenzio perpetuo.

📚

Talmud babilonese, trattato Chagigà

Anonimo · III-VI sec. d.C.

Contiene il racconto dei quattro che entrarono nel giardino. Acher vede Metatron seduto e intento a scrivere e deduce che ci sono due potenze in cielo; il testo disfa l'equivoco facendo dare a Metatron sessanta frustate di fuoco, perché un servitore sta in piedi.

Domande frequenti

Metatron compare nel Libro di Enoch?

Dipende da quale. Nel Primo Libro di Enoch, quello del III secolo prima della nostra era, non compare nemmeno una volta: quel testo parla dei Vigilanti e del giudizio, non di Metatron. Il nome appartiene al Terzo Libro di Enoch, o Sefer Hekhalot, otto secoli posteriore, dove l'angelo si presenta al rabbi Ismaele come Enoch, figlio di Jared. Confondere i due libri è l'errore più ripetuto sul suo conto.

Che cosa significa il nome «Metatron»?

Non si sa, e non per mancanza di proposte. Si è suggerito un composto greco col senso di «presso il trono»; il latino metator, l'agrimensore che nell'esercito romano tracciava l'impianto dell'accampamento, parola che passò davvero nell'ebraico rabbinico; e perfino un legame con Mitra. Nessuna si impone. Ciò che le fonti dicono è che ha settanta nomi, e che quello che li riassume è Principe della Presenza.

Che cos'è il Cubo di Metatron?

Una figura della geometria sacra moderna, non un simbolo cabalistico. Si traccia unendo con rette i tredici cerchi del cosiddetto Frutto della Vita, e non compare nel Sefer Hekhalot, né nello Zohar, né in alcun manoscritto medievale. Il nome dell'angelo le fu dato dopo: è un oggetto del Novecento battezzato con un nome del VI secolo. Popolare, sì; antico, no.

Metatron è il «YHVH minore»?

L'epiteto esiste, ma arriva con un avvertimento attaccato. Compare nella letteratura dei palazzi celesti, appoggiato al versetto dell'Esodo dove Dio dice del suo angelo che «il mio nome è in lui». Ed è proprio lì che le fonti tirano il freno: nel trattato Chagigà, Acher vede Metatron seduto, deduce che ci sono due potenze in cielo, e il racconto chiude l'equivoco facendo dare a Metatron sessanta frustate di fuoco. Il titolo è alto; la clausola è esplicita.

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Ultimo aggiornamento: 20 ago 2026