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Kokabiel

Vigilante delle costellazioni

A cura diCreato il

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Asia
IsraeleTerra Santa(Israele)
IsraeleMonte Hermon(Israele)
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Rango
VigilanteLiv. 80
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Gerarchia
GrigoriLiv. 90

Albero genealogico

Kokabiel
Kokabiel👁️ VeglianteAttuale

Il quarto dei capi

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Kokabiel (dall'ebraico kôkab, «stella», e ’el, «Dio») compare per la prima volta nel Libro dei Vigilanti, la parte più antica del Libro di Enoch. Lì non è il capo della ribellione, benché quasi sempre venga presentato come tale: l'elenco di 1 Enoch 6:7 lo nomina al quarto posto, dietro Semyaza, Arakiel e Rameel, fra i cosiddetti capi di decina, ciascuno dei quali comandava dieci dei duecento angeli che scesero. Il capo era Semyaza. Kokabiel ne comandava dieci.

Il testo colloca la discesa nei giorni di Iared e sulla cima del monte Hermon. Prima di scendere, i duecento si obbligarono a vicenda con imprecazioni reciproche a non tornare indietro, e la ragione che il libro adduce è molto concreta: Semyaza temeva che, giunto il castigo, gli altri lo lasciassero portare da solo la colpa. Il giuramento non fu un rito solenne ma un'assicurazione fra complici, e Kokabiel è uno di quelli che lo prestarono.

Ciò che insegnò è detto con precisione in 1 Enoch 8:3, e conviene leggerlo con calma perché lo si cita quasi sempre male. Il versetto ripartisce i saperi proibiti fra diversi Vigilanti: a Baraqel spetta l'astrologia, ad Arakiel i segni della terra, a Sariel il corso della luna, a Ezeqeel la conoscenza delle nubi. A Kokabiel spettano le costellazioni. Insegnare a leggere le figure del cielo notturno non è lo stesso che insegnare a indovinarvi il destino, e il testo tiene distinte le due cose nominando due angeli diversi.

Il principe degli astri

Il Libro di Enoch non descrive Kokabiel. Non dice la sua statura, né il colore delle ali, né l'arma che porta: i Vigilanti entrano nel testo per ciò che giurano, insegnano e subiscono, mai per il loro aspetto. Qualunque suo ritratto, compreso quello che accompagna questa scheda, è iconografia posteriore, ed è bene saperlo prima di guardarlo.

Ciò che invece esiste, ed è assai più interessante di un'armatura, è una descrizione del suo ufficio. Il Terzo Libro di Enoch, il trattato ebraico dei palazzi celesti, passa in rassegna a uno a uno i principi che governano il cielo visibile e, giunto a Kokbiel, dice che è posto su tutti gli astri erranti e che ha ai suoi ordini trecentosessantacinquemila miriadi di angeli servitori, incaricati di spostarli da una regione del firmamento all'altra (3 Enoch 17:7).

Non è un'immagine di guerra ma di amministrazione: un funzionario altissimo che tiene la contabilità del cielo e dispone di una burocrazia inconcepibile il cui unico lavoro è spingere gli astri lungo le loro strade. È questa la figura che le fonti sostengono, ed è infinitamente più strana di un guerriero alato. La stampa dell'angelo gigantesco con armatura di luce stellare e lancia forgiata da una stella morta non proviene da nessuno dei due libri di Enoch: è invenzione recente, e viene datata nella scheda di Kokabiel il Caduto.

Un nome, due tradizioni

Lo stesso nome regge due figure incompatibili, e nessuna delle due è un errore di copia. Nella tradizione apocalittica che parte dal Libro dei Vigilanti, Kokabiel è un ribelle: presta il giuramento dell'Hermon, scende, insegna ciò che non doveva e condivide la sentenza che cade sui duecento. Nella tradizione mistica ebraica posteriore, quella del Terzo Libro di Enoch, lo stesso Kokbiel resta al suo posto, santo, governando gli astri con le sue miriadi di servitori. Lì non c'è alcuna scena di caduta: semplicemente non cadde mai. I due testi non si armonizzano, e nessun tentativo antico di conciliarli è giunto fino a noi.

Bestiarypedia separa le due metà della figura apocalittica in due schede distinte. Questa racconta il Vigilante finché tale è ancora: il principe degli astri, il quarto dei capi, quello che giura sulla cima. Ciò che accadde dopo (la condanna, le catene di Michele e il termine di settanta generazioni) si racconta nella scheda di Kokabiel il Caduto.

Resta una ragione storica per cui questo nome vive soltanto negli apocrifi e nella letteratura esoterica. Nell'anno 745 un concilio riunito a Roma sotto papa Zaccaria condannò l'invocazione degli angeli con nomi estranei alla Scrittura e restrinse la venerazione ai tre che la Bibbia nomina: Michele, Gabriele e Raffaele. Da allora i principi celesti con nome proprio uscirono dal culto cristiano. Kokabiel è uno di essi, ed è per questo che se ne segue la traccia in manoscritti ricopiati e non nella liturgia.

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Conosciuto anche come

"Kokabiel" "Cocabel" "Kokbiel"

Reliquie

Simbologia

🔥

Elemento

Stellare

🔢

Numero

200

🎨

Colore

Nero

🦁

Animali

Corvo, Scorpione

Sigilli:

StellaCostellazioniCielo notturno

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Relazioni con altri esseri

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Terra Santa
📅 Dall'era talmudica ai tempi moderni (I-XX sec.)

Tradizioni esoteriche e cabalistiche nell'ebraismo, che comprendono il misticismo Merkavah dell'era talmudica, la Kabbalah zoharica del XIII secolo, la Kabbalah lurianica del XVI secolo, il movimento chassidico del XVIII secolo e varie pratiche meditative, contemplative e visionarie volte ad ascendere attraverso i mondi spirituali, invocare nomi divini e raggiungere l'unione mistica con il divino mentre si svelano i segreti dell'universo creatore.

Fonti

📚

3 Enoch (Libro Ebraico di Enoch)

Anonimo · c. 500 d.C.

Il Libro Ebraico di Enoch (3 Enoch o Sefer Hekhalot) è un testo mistico ebraico medievale (V-VI sec. d.C.), attribuito a Enoch trasformato in Metatron. Descrive gerarchie angeliche, principi caduti come Tamiel e visioni dei palazzi celesti (Hekhalot).

📚

Libro di Enoch

Anonimo · 300 a.C.

Testo apocrifo ebraico che descrive la caduta dei veglianti e i loro insegnamenti proibiti.

🎓

Atti del Concilio di Roma (745 d.C.)

Papa Zaccaria · 745

Atti del concilio romano del 745, convocato da papa Zaccaria. Tra le altre decisioni condannò la venerazione di certi angeli dal nome non canonico —come Uriel o Raguel— ed è documento chiave sull’angelologia cristiana antica e i suoi limiti.

Domande frequenti

Che posto occupa Kokabiel fra i Vigilanti del Libro di Enoch?

È il quarto dell'elenco dei capi di decina in 1 Enoch 6:7, dietro Semyaza, Arakiel e Rameel. Non era il capo dei duecento, come spesso si dice: ne comandava dieci. Il capo era Semyaza.

Che cosa insegnò esattamente Kokabiel agli uomini?

Le costellazioni, secondo 1 Enoch 8:3. Lo stesso versetto attribuisce l'astrologia a Baraqel, i segni della terra ad Arakiel e il corso della luna a Sariel; scambiare Kokabiel per il maestro dell'astrologia è l'errore più diffuso sul suo conto.

Kokabiel è un angelo caduto o un angelo santo?

Dipende dalla fonte, ed entrambe sono antiche. In 1 Enoch è un Vigilante ribelle. In 3 Enoch 17:7 è un principe santo posto sugli astri erranti, con trecentosessantacinquemila miriadi di angeli alle sue dipendenze. I due testi non si armonizzano.

Perché il suo nome non compare nella liturgia cristiana?

Perché nell'anno 745 un concilio romano riunito sotto papa Zaccaria condannò l'invocazione degli angeli con nomi estranei alla Scrittura e restrinse la venerazione a Michele, Gabriele e Raffaele. Gli altri nomi angelici uscirono dal culto e sopravvissero in manoscritti apocrifi.

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Bestiarypedia. (2026, September 1). Kokabiel. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/kokabiel

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Ultimo aggiornamento: 1 set 2026