Vetala
Vetala, lo spirito vampirico indù che possiede cadaveri
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Lo spirito che abita i cadaveri
Il vetala è uno spirito della tradizione indiana che occupa corpi altrui già morti. Si forma con l'anima di chi morì in modo violento o improvviso, o di chi non ricevette i riti funebri dovuti, e rimane perciò intrappolato tra la vita e la successiva incarnazione, senza poter avanzare né retrocedere. Si colloca nei cimiteri e nei campi di cremazione, e soprattutto appeso a testa in giù dai rami degli alberi shami, nelle notti di luna nuova. Conviene sfatare un equivoco frequente: il vetala non beve sangue. Si nutre dell'energia vitale e della paura, e la sua vera arma non è il morso, ma la parola.
Un cadavere che sa tutto
Abitare un corpo morto dà al vetala un vantaggio inquietante: può fermare la sua decomposizione, muoverlo a volontà e saltare da un cadavere all'altro quando gli conviene. È rappresentato con gli occhi accesi e le ossa in vista. Ma ciò che lo rende davvero temibile è ciò che sa. Conosce il passato, il presente e ciò che sta per venire, legge i pensieri e indovina le intenzioni, in modo che chi lo incontra non può mentire. Può far impazzire i vivi possedendoli, provocare aborti e uccidere, e anche curare e proteggere chi si guadagna il suo favore. È un essere ambiguo, più vicino all'oracolo pericoloso che al mostro, e per questo i tantra lo associano all'energia spirituale senza domare.
I venticinque racconti
La sua opera è il Vetala Panchavimshati, i venticinque racconti del vetala, la cui versione più antica conservata si trova nel dodicesimo libro del Kathāsaritsāgara che Somadeva compose in sanscrito nell'XI secolo; il Baital Pachisi è la versione hindi posteriore di quello stesso materiale. Il re Vikramaditya si impegna con un asceta a portargli un vetala appeso a un albero. Ogni volta che lo carica sulla schiena, lo spirito gli racconta una storia che termina in un dilemma, e lo avverte che se conosce la risposta e tace, la sua testa esploderà. Il re risponde bene ventiquattro volte, e altrettante volte il vetala fugge di nuovo all'albero. Nell'ultima l'enigma non ha soluzione e il re tace, così lo spirito si lascia portare. Ma per strada gli rivela che l'asceta pensa di sacrificarlo, e gli spiega come anticiparlo. Vikramaditya segue il consiglio e decapita lo stregone: il mostro risulta essere colui che salva l'eroe.
Conosciuto anche come
Reliquie
🏺 Albero Shami
🏺 Cadavere Invertito
Simbologia
Elemento
Oscurità
Numero
25
Colore
Rosso
Animali
Corvo
Sigilli:
🏷️ Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
🗺️Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
📜 Mitologie
La mitologia induista ebbe origine nel subcontinente indiano dalla fusione delle tradizioni dei popoli indoari, giunti verso il secondo millennio a.C., con le culture preesistenti della valle dell’Indo e altre popolazioni locali. I suoi testi fondativi, come i Veda, composti tra circa il 1500 e il 500 a.C., raccolgono inni, rituali e narrazioni che riflettono una visione del mondo in cui l’universo è retto dall’ordine cosmico (ṛta) e da cicli di creazione, conservazione e distruzione. Le principali divinità vediche includono Indra, Agni e Varuṇa, mentre nei periodi successivi, in particolare a partire dai testi epici Mahābhārata e Rāmāyaṇa e dai Purāṇa, acquistano maggiore rilevanza le triadi di Viṣṇu, Śiva e Devī nelle loro diverse manifestazioni. Questa tradizione concepisce la realtà come un intreccio di esistenze rette dal karma e dalla rinascita (saṃsāra), con l’obiettivo ultimo della liberazione (mokṣa). Le epopee e i racconti puranici trasmettono insegnamenti morali, filosofici e rituali che hanno plasmato la vita religiosa e sociale di gran parte del subcontinente indiano nel corso dei secoli. La sua influenza si estende alle arti, alla letteratura e alle pratiche devozionali di numerose comunità induiste, nonché ad altre tradizioni religiose del sud e del sud-est asiatico.
Fonti
Kathasaritsagara
Somadeva · XI secolo
Kathasaritsagara di Somadeva (XI secolo) è una raccolta di storie sanscrite indiana che contiene Vetala Panchavimshati, 25 racconti su Vetala e re Vikramaditya.
Vikram e il vampiro
Richard Francis Burton · 1870
Traduzione e adattamento di Richard Francis Burton pubblicati nel 1870 dei racconti del vetala. È l'opera che fece conoscere in Occidente il ciclo del re Vikramaditya e lo spirito che abita i cadaveri, a partire dalla recensione sanscrita.
Baital Pachisi
Traditional · medievale
Baital Pachisi (25 storie di Vetala) è una popolare raccolta folkloristica indo-persiana che narra le avventure di Vikramaditya con Vetala, fonte principale dei miti di Vetala nella cultura popolare.
Domande frequenti
Il vetala beve sangue?
No, ed è l'errore più ripetuto su di lui. Si nutre di energia vitale e di paura, non di sangue. Quello che fa è occupare cadaveri altrui: ferma la loro decomposizione, li muove a volontà e salta da uno all'altro. La sua arma non è il morso, ma la parola.
Da quali anime nasce un vetala?
Di colui che morì in modo violento o improvviso, o di colui che non ricevette i dovuti riti funebri. Quell'anima rimane intrappolata tra la vita e la successiva incarnazione, senza poter avanzare né retrocedere, e si rifugia nei cimiteri, nei campi di cremazione e appesa a testa in giù dagli alberi shami nelle notti di luna nuova.
Che cosa sono i venticinque racconti del vetala?
Il Vetala Panchavimshati, la cui versione più antica conservata si trova nel dodicesimo Buch des Kathāsaritsāgara, che Somadeva compose in sanscrito nell'XI secolo; il Baital Pachisi è la versione hindi successiva. Il re Vikramaditya porta lo spirito ancora e ancora, e in ogni viaggio questo gli racconta una storia che finisce in un dilemma, avvertendolo che se conosce la risposta e tace, la sua testa esploderà.
Come finisce la storia con Vikramaditya?
Il re risponde bene ventiquattro volte, e altrettante il vetala fugge di ritorno al suo albero. Nella venticinquesima l'enigma non ha soluzione e il re tace, così lo spirito si lascia portare. Ma per strada gli rivela che l'asceta che lo incaricò prevede di sacrificarlo, e gli spiega come anticiparsi. Vikramaditya lo decapita: il mostro finisce per salvare l'eroe.
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