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Cerbero

Il cane che lascia solo entrare

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
GreciaGrecia antica(Grecia)
GreciaCapo Tenaro(Grecia)
🚪🔒
Rango
Guardiano delle PorteLiv. 70
👹
Gerarchia
Mostri GreciLiv. 28

Albero genealogico

Cerbero
Cerbero🌿 Creatura grecaAttuale

Origine e stirpe

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Cerbero è figlio di Tifone e di Echidna, e la Teogonia di Esiodo lo liquida in una sola frase schiacciante: quello che mangia carne cruda, il cane di Ade dalla voce di bronzo, quello dalle cinquanta teste, implacabile e forte. Echidna, metà ninfa dalle belle guance e metà serpente enorme dalla pelle screziata, abita una caverna sotto una roccia cava ad Arima, lontano dagli dèi immortali e dagli uomini mortali. Prima di Cerbero aveva partorito Orto, il cane di Gerione, che è dunque suo fratello maggiore e anch'esso un cane; poi vennero l'Idra di Lerna, allevata da Era contro Eracle, e la Chimera, che soffiava fuoco. La Sfinge e il leone di Nemea non sono suoi fratelli: nello stesso passo Esiodo li fa figli di Echidna con il proprio figlio Orto. Il compito di Cerbero è fissato da quella prima menzione e non cambia in nessuna fonte: lascia entrare chiunque arrivi e non lascia uscire nessuno.

Quante teste ha

Il cane a tre teste non è quello delle fonti più antiche. Esiodo gliene dà cinquanta; a Pindaro se ne attribuiscono cento. Le tre si impongono tardi, con Apollodoro, Orazio e Virgilio, e soprattutto con la ceramica: i vasi greci arcaici lo dipingono più e più volte con due, perché due stanno nel profilo e la terza intralcia. Quello che le fonti ripetono è tutto ciò che circonda il cane. Apollodoro lo descrive con tre teste di cane, coda di drago e, sul dorso, teste di serpenti di ogni specie. Esiodo insiste sulla voce e usa un aggettivo raro, dalla voce di bronzo, che descrive un latrato dal suono di metallo percosso. Quello che nessuna fonte antica gli dà sono occhi iniettati di sangue, artigli di leone o orecchie appuntite: è iconografia moderna, ereditata dall'incisione ottocentesca e dall'illustrazione fantastica. La bava invece c'è, e da lì esce la più strana delle sue storie.

La dodicesima fatica

Euristeo incarica Eracle di portare il cane dall'Ade, e Apollodoro racconta che l'eroe si fece prima iniziare a Eleusi, dopo che Eumolpo lo ebbe purificato dal sangue dei centauri. Scese dal Tenaro, sulla punta del Peloponneso, guidato da Ermes e Atena. Ade gli concesse Cerbero a una condizione: che lo domasse senza le armi che portava addosso. Eracle lo afferrò per la gola, resse i morsi della coda di drago e non lo lasciò finché il cane non cedette. Ovidio racconta un'altra versione, in cui lo trascina legato con catene di adamante mentre la bestia distoglie gli occhi dalla luce del giorno, che non aveva mai visto. Lo mostrò a Micene, Euristeo si nascose atterrito, ed Eracle riportò il cane alla sua porta. Non esiste versione in cui Cerbero muoia: è l'unico mostro delle dodici fatiche ancora vivo, e ancora al suo posto, quando la fatica finisce.

L'aconito, la lira e la focaccia di miele

Dalla bocca del cane esce, secondo Ovidio, una pianta. Quando Eracle lo trascina alla luce, Cerbero si dibatte, si infuria, scuote l'aria con un triplice ululato e cosparge di schiuma bianca i campi fino ad allora verdi; la schiuma attecchisce nella terra e diventa aconito, che in italiano si chiama anche strozzalupo. Medea la userà poi per tentare di avvelenare Teseo. La botanica non smentisce il mito: l'aconito cresce su terreno sassoso ed è una delle piante più tossiche d'Europa.

A quello stesso cane si passa davanti due volte senza combattere. Orfeo lo addormenta con la lira scendendo a cercare Euridice. E nell'Eneide la Sibilla cumana gli getta una focaccia impastata con miele ed erbe soporifere; il cane la ingoia in un boccone e crolla nella sua caverna. Apuleio ripete il trucco con Psiche, che scende all'Ade con due focacce, una per l'andata e una per il ritorno. Il guardiano invincibile si compra con il pane.

Dante lo rimette in servizio nel Trecento: nel canto VI dell'Inferno, Cerbero dilania i golosi sotto una pioggia eterna e sudicia, e Virgilio lo zittisce gettandogli manciate di terra nelle tre gole. È la scena della focaccia di miele ripetuta milletrecento anni dopo, con fango al posto del miele.

Perché c'è un cane alla porta

Un cane a guardia dell'ingresso dei morti non è solo greco. Nel Rigveda il dio Yama possiede due cani dai quattro occhi, figli di Saramā, che sorvegliano la strada per cui passano le anime; uno di essi si chiama Śabala, il screziato. In Scandinavia un cane sta legato davanti alla caverna di Gnipahellir e abbaia quando si avvicina la fine del mondo. Tre tradizioni distinte e lo stesso posto di lavoro.

Nell'Ottocento diversi filologi credettero di avere la prova: Kérberos e śabala verrebbero da una stessa radice indoeuropea col senso di screziato, e il nome del cane sarebbe, alla lettera, Macchie. L'idea si ripete ancora nei libri divulgativi, ma la linguistica la sta abbandonando perché le corrispondenze fonetiche non tornano. Nel 1991 Bruce Lincoln la smontò e propose invece di imparentare Kérberos col norreno Garmr a partire da una radice col senso di ringhiare, e nemmeno questa seconda proposta regge davvero. Oggi l'origine del nome si dà per ignota.

Quello che non si discute è il motivo. Da dove venga la parola poco importa: tre popoli di lingue imparentate misero un cane alla stessa porta, e questo resta un dato anche se l'etimologia fallisce.

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Conosciuto anche come

"Cerbero"

Reliquie

Simbologia

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Elemento

Oscurità

🔢

Numero

3

🎨

Colore

Nero

🦁

Animali

Cane, Serpente

Sigilli:

Tre TesteCriniera di SerpentiCoda di DragoAconitoFocaccia di Miele

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Relazioni con altri esseri

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Grecia antica
📅 c. 800-146 a.C.

La mitologia greca si sviluppò nell’antica Grecia a partire dalla tarda età del bronzo e raggiunse la sua forma più elaborata durante i periodi arcaico e classico, tra l’VIII e il IV secolo a.C. Nacque tra i popoli ellenici che abitavano la penisola greca, le isole dell’Egeo e le coste dell’Asia Minore, e fu trasmessa principalmente attraverso la poesia orale di Omero ed Esiodo, nonché tramite tradizioni locali raccolte nei santuari e nei festival. La sua visione del mondo presenta un universo ordinato da una gerarchia di divinità che intervengono negli affari umani e naturali, con l’Olimpo come dimora degli dei principali e l’Ade come destinazione dei defunti. Le divinità centrali includono i dodici olimpici, guidati da Zeus, dio del cielo e sovrano, insieme a Era, Poseidone, Atena, Apollo, Artemide, Afrodite, Ares, Efesto, Ermes, Demetra e Dioniso. Prima di loro, i titani, tra cui spiccano Crono e Rea, governarono il cosmo finché furono deposti dagli olimpici nella Titanomachia. Altre entità importanti sono le muse, le ninfe, i ciclopi e le moire, che incarnano forze cosmiche e destini. Questa tradizione esercitò un’influenza duratura sulla letteratura, sull’arte e sul pensiero di Roma, del Rinascimento europeo e della cultura occidentale successiva, fornendo motivi, personaggi e strutture narrative che sono perdurati nella filosofia, nell’astronomia e nelle arti fino all’attualità.

Fonti

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Teogonia

Esiodo · 700 a.C.

Poema epico di Esiodo che descrive l'origine degli dèi greci e le genealogie oceanine.

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Eneide

Virgilio · 19 a.C.

Epopea latina di Virgilio in dodici libri (19 a.C.) sul viaggio di Enea da Troia al Lazio. Il libro VI narra la sua discesa agli inferi guidata dalla Sibilla: il ramo d'oro, Caronte e le ombre insepolte; il libro VII, l'arrivo in Italia e il santuario di Diana.

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Metamorfosi

Ovidio · 8

Opera poetica di Publio Ovidio Nasone che narra miti di trasformazioni, inclusi riferimenti a Ippolito e Virbio.

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Biblioteca

Apollodoro · 100

Compendio mitologico attribuito ad Apollodoro che riassume le leggende greche.

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Rigveda

Rishi anonimi · 1500 a.C.

La più antica delle quattro raccolte vediche (1500-1200 a.C. circa): oltre mille inni ai deva, che formano lo strato più antico della mitologia indiana.

Domande frequenti

Quante teste ha davvero Cerbero?

Dipende dalla fonte, e il tre è la risposta tarda. Esiodo, la testimonianza più antica conservata, gliene dà cinquanta; a Pindaro se ne attribuiscono cento. Le tre teste le fissano Apollodoro, Orazio e Virgilio secoli dopo, e i vasi greci arcaici di solito lo dipingono con due, perché di profilo la terza intralcia.

Da dove viene la pianta chiamata strozzalupo?

Dal suo muso, secondo Ovidio. Quando Eracle lo trascinò alla luce del giorno, il cane si infuriò e cosparse i campi di schiuma bianca; la schiuma attecchì nella terra e ne nacque l'aconito, una delle piante più tossiche d'Europa. Medea l'avrebbe usata poi per tentare di avvelenare Teseo.

Qualcuno è passato davanti a Cerbero senza combattere?

Tre, e nessuno con un'arma. Orfeo lo addormentò suonando la lira mentre scendeva a cercare Euridice. La Sibilla cumana, nell'Eneide, gli gettò una focaccia impastata con miele ed erbe soporifere. E Psiche, in Apuleio, scese con due focacce, una per l'andata e una per il ritorno.

Che ne fu di Cerbero dopo la dodicesima fatica?

Tornò alla sua porta. Ade aveva posto come condizione che Eracle lo domasse senza le armi che portava addosso, sicché il cane non fu mai ferito a morte: l'eroe lo mostrò a Micene, Euristeo si nascose atterrito ed Eracle lo riportò nell'Ade. È l'unico mostro delle dodici fatiche che sopravviva alla prova.

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Bestiarypedia. (2026, September 2). Cerbero. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/cerbero

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Ultimo aggiornamento: 2 set 2026