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Minotauro

Asterione, l'uomo dalla testa di toro del Labirinto

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
GreciaGrecia antica(Grecia)
GreciaCnosso(Grecia)
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Rango
Uomo toro del LabirintoLiv. 36
👹
Gerarchia
Mostri GreciLiv. 28

Il toro che Minosse non sacrificò

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Minosse si contendeva il trono di Creta e chiese a Poseidone un segno: che facesse uscire dal mare un toro, promettendo di sacrificarglielo non appena fosse apparso. Il dio mandò un animale splendido e Minosse ottenne il regno, ma mise il toro fra le sue mandrie e ne sacrificò un altro peggiore al suo posto (Apollodoro, Biblioteca 3.1.3). La vendetta non cadde su di lui. Poseidone infuriò l'animale e fece sì che Pasifae, la moglie di Minosse, se ne innamorasse. Dedalo, l'artefice ateniese rifugiato alla corte cretese, costruì una vacca di legno su ruote, la incavò, la rivestì con la pelle di una vacca scuoiata e la lasciò nel prato dove il toro pascolava; dentro vi si mise Pasifae (Apollodoro 3.1.4; Diodoro Siculo, Biblioteca storica 4.77.1-3; Igino, Favole 40). Da quell'unione nacque la creatura. Il suo nome proprio era Asterione, e il soprannome con cui è passato alla storia, Minotauro, significa semplicemente «il toro di Minosse»: non è un nome, è un'etichetta di proprietario.

Il Labirinto e il tributo

Minosse commissionò a Dedalo una costruzione da cui non si potesse uscire, e lì rinchiuse e fece custodire la creatura (Apollodoro 3.1.4). Ovidio descrive l'opera con precisione da architetto: Dedalo «confonde i segni e conduce gli occhi allo smarrimento per il giro di vie diverse» (Metamorfosi 8.159-161). Il cibo di quella reclusione veniva da Atene. Morto Androgeo, figlio di Minosse, in suolo attico, il re cretese mosse guerra alla città e le impose di mandare giovani disarmati come pasto del Minotauro (Apollodoro 3.15.8). Qui le fonti si separano, e conviene non nasconderlo: Apollodoro e Igino dicono che il tributo era ANNUALE (Apollodoro 3.15.8, sette giovani e sette fanciulle; Igino, Favole 41, sette figli senza specificarne il sesso), mentre Plutarco, Ovidio e Diodoro lo fanno OGNI NOVE ANNI (Plutarco, Teseo 15.1; Ovidio 8.171, «la terza sorte ripetuta ai nove anni»; Diodoro 4.61.3). Concordano invece sul fatto che Teseo giunse col terzo invio. Dal palazzo reale provengono inoltre i due emblemi che di solito lo accompagnano: l'ascia bipenne, la labrys, che gli scalpellini incisero nei muri e nei pilastri di Cnosso e dal cui nome si è voluto far derivare il termine stesso labirinto, e le corna di toro stilizzate in calcare che coronavano tetti e santuari.

La forma che nessuno dice fino in fondo

L'immagine corrente è quella di un uomo con testa di toro, e ha appoggio antico, ma non unanime. Igino è il più esplicito: partorì il Minotauro «con testa bovina e la parte inferiore umana» (Favole 40). Apollodoro concorda: «aveva il volto di toro, ma il resto di lui era umano» (3.1.4). Diodoro mette il taglio più in alto: di doppia forma, «le parti superiori del corpo fino alle spalle quelle di un toro e le restanti quelle di un uomo» (4.77.3). Ovidio, invece, si rifiuta deliberatamente di ripartire alcunché: parla della «novità del mostro biforme» e della «figura gemella di toro e di giovane» (Metamorfosi 8.156 e 8.169), senza dire quale metà sia quale, e nell'Arte di amare gioca con l'ambiguità fino al bisticcio: «uomo mezzo bue e bue mezzo uomo». E Pausania, che percorse la Grecia guardando statue, evita la parola Minotauro e scrive sempre «il cosiddetto Toro di Minosse» (1.24.1; 3.18.11 e 3.18.16).

Teseo, il filo e i pugni

Teseo fu annoverato fra quelli del terzo tributo, o si offrì volontario secondo altri (Apollodoro, Epitome 1.7). Arianna, figlia di Minosse, se ne innamorò e gli consegnò il filo, dopo aver chiesto a Dedalo di rivelarle l'uscita (Epitome 1.8; Plutarco, Teseo 19.1). Quel che segue le fonti lo raccontano con sobrietà sorprendente. Apollodoro: «avendo trovato il Minotauro nell'ultima parte del labirinto, lo uccise colpendolo con i pugni; e trascinandosi dietro il gomitolo, uscì di nuovo» (Epitome 1.9). Senza spada, senza duello, senza ultima parola. Igino riassume altrettanto in fretta: entrò, lo uccise e uscì svolgendo il filo per consiglio di Arianna (Favole 42); in un'altra favola precisa il luogo, «lo uccise nella città di Cnosso» (Favole 38). Ovidio, che aveva dedicato venti versi al Labirinto, sbriga la morte con un solo verbo, domuit, «lo domò», e il soggetto di quella frase non è Teseo ma «la terza sorte»: né l'eroe né Arianna nomina nel momento del fatto (Metamorfosi 8.169-174).

Gli antichi che non ci credettero

Lo scetticismo sul mostro non è moderno: era già nelle fonti stesse. Plutarco riferisce che i cretesi negavano la storia e sostenevano, secondo Filocoro, che il Labirinto non fosse altro che un carcere da cui non si poteva uscire; che Minosse istituì giochi funebri in onore di Androgeo e diede in premio i giovani ateniesi, nel frattempo là rinchiusi; e che il vincitore di quei primi giochi fu l'uomo più potente sotto Minosse, il suo generale, di nome Tauro, che trattò i ragazzi con superbia e crudeltà (Teseo 16.1). In quella versione Teseo chiede di scendere in lizza, batte Tauro nella lotta e lo umilia, e Minosse, compiaciuto, restituisce i giovani e condona il tributo (19.2-3); Demone, invece, faceva morire Tauro in un combattimento navale nel porto (19.2). Pausania va oltre e dubita a nome proprio: descrivendo sull'Acropoli il combattimento di Teseo col cosiddetto Toro di Minosse, scrive «se questi fosse un uomo o una bestia della natura che si dice nella storia accolta, giacché anche ai nostri tempi le donne hanno partorito mostri assai più straordinari di questo» (1.24.1).

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Reliquie

Simbologia

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Elemento

Terra

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Numero

7

🎨

Colore

Bruno scuro

🦁

Animali

Toro

Sigilli:

LabirintoCornaAscia bipenneGomitolo di filo

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Relazioni con altri esseri

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Grecia antica
📅 c. 800-146 a.C.

La mitologia greca si sviluppò nell’antica Grecia a partire dalla tarda età del bronzo e raggiunse la sua forma più elaborata durante i periodi arcaico e classico, tra l’VIII e il IV secolo a.C. Nacque tra i popoli ellenici che abitavano la penisola greca, le isole dell’Egeo e le coste dell’Asia Minore, e fu trasmessa principalmente attraverso la poesia orale di Omero ed Esiodo, nonché tramite tradizioni locali raccolte nei santuari e nei festival. La sua visione del mondo presenta un universo ordinato da una gerarchia di divinità che intervengono negli affari umani e naturali, con l’Olimpo come dimora degli dei principali e l’Ade come destinazione dei defunti. Le divinità centrali includono i dodici olimpici, guidati da Zeus, dio del cielo e sovrano, insieme a Era, Poseidone, Atena, Apollo, Artemide, Afrodite, Ares, Efesto, Ermes, Demetra e Dioniso. Prima di loro, i titani, tra cui spiccano Crono e Rea, governarono il cosmo finché furono deposti dagli olimpici nella Titanomachia. Altre entità importanti sono le muse, le ninfe, i ciclopi e le moire, che incarnano forze cosmiche e destini. Questa tradizione esercitò un’influenza duratura sulla letteratura, sull’arte e sul pensiero di Roma, del Rinascimento europeo e della cultura occidentale successiva, fornendo motivi, personaggi e strutture narrative che sono perdurati nella filosofia, nell’astronomia e nelle arti fino all’attualità.

Fonti

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Metamorfosi

Ovidio · 8

Opera poetica di Publio Ovidio Nasone che narra miti di trasformazioni, inclusi riferimenti a Ippolito e Virbio.

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Biblioteca

Apollodoro · 100

Compendio mitologico attribuito ad Apollodoro che riassume le leggende greche.

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Descrizione della Grecia di Pausanias

Pausania · ca. 150 d.C.

La «Periegesi della Grecia» di Pausania (II secolo), guida geografica e religiosa del mondo greco. Percorre santuari, monumenti e culti locali, e conserva miti, eroi e divinità che altrimenti sarebbero andati perduti.

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Vita di Teseo

Plutarco · 100 d.C.

La Vita di Teseo di Plutarco, parte delle Vite Parallele, offre una biografia dettagliata dell'eroe, dalla nascita e imprese giovanili alla morte e culto, mescolando mito e storia con analisi morale.

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Fabulae

Igino · II secolo d. C.

Manuale mitografico latino attribuito a Igino (II secolo d.C.). Una prefazione con le genealogie degli dèi e delle potenze primordiali, fra cui i figli della Notte e dell'Erebo, precede quasi trecento favole brevi che riassumono miti greci, molti tratti da tragedie perdute.

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Biblioteca storica

Diodoro Siculo · I secolo a. C.

Storia universale di Diodoro Siculo in quaranta libri (I secolo a.C.), dei quali quindici si conservano completi. Il libro I descrive l'Egitto e i suoi riti funebri; i libri IV e V raccolgono la mitologia greca: Eracle, gli Argonauti e la genealogia che fa di Ecate la madre di Circe e di Medea.

Domande frequenti

Era un uomo con testa di toro o un toro con corpo d'uomo?

Le fonti non concordano. Igino dice «testa bovina e la parte inferiore umana» (Favole 40) e Apollodoro «volto di toro, il resto umano» (3.1.4). Diodoro alza il taglio fino alle spalle (4.77.3). Ovidio si rifiuta di ripartirlo: dice soltanto «biforme» e «figura gemella di toro e di giovane» (Metamorfosi 8.156 e 8.169).

Ogni quanto gli si mandava il tributo di giovani?

Dipende da chi si legge, e la discrepanza è antica. Apollodoro lo fa annuale, con sette giovani e sette fanciulle (3.15.8), e Igino anch'egli annuale, con sette figli senza specificarne il sesso (Favole 41). Plutarco (Teseo 15.1), Ovidio (8.171) e Diodoro (4.61.3) lo pongono ogni nove anni. Tutti concordano che Teseo andò col terzo invio.

Come lo uccise Teseo?

A pugni. Apollodoro è esplicito: lo trovò nell'ultima parte del labirinto e «lo uccise colpendolo con i pugni», e uscì raccogliendo il gomitolo (Epitome 1.9). La spada delle versioni moderne non c'è in quel testo. Igino si limita a dire che entrò, lo uccise e uscì svolgendo il filo (Favole 42), e Ovidio sbriga la morte con un solo verbo, senza nemmeno nominare Teseo (8.169-174).

Si chiamava Minotauro?

No. Apollodoro dice che il suo nome era Asterione «ed era chiamato il Minotauro» (3.1.4), e Minotauro significa «il toro di Minosse»: è un soprannome di proprietario, non un nome proprio. Conviene inoltre non confonderlo con l'altro Asterione della stessa storia, il re di Creta che sposò Europa e adottò Minosse (Apollodoro 3.1.3; Diodoro 4.60.2-3).

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Ultimo aggiornamento: 24 ago 2026