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Heimdall

La sentinella dai denti d'oro

A cura diCreato il

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EuropaEuropa
DanimarcaNorvegiaSveziaScandinavia(Danimarca, Norvegia, Svezia)
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Rango
Guardiano del PonteLiv. 96
Gerarchia
Panteon NorrenoLiv. 94

Nove madri e nessuna spiegazione

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Heimdall nasce da nove madri che per giunta sono sorelle fra loro. Lo dice lui stesso nell'Heimdalargaldr, un poema perduto di cui Snorri conserva solo due versi: «Sono figlio di nove madri, sono figlio di nove sorelle.» L'Hyndluljóð ripete il dato e arriva a nominarle una per una. Nessuna fonte spiega come ciò sia possibile, e l'identificazione delle nove con le onde del mare, le figlie di Ægir e Rán, non sta nei testi: è una congettura dei commentatori moderni, fondata sul fatto che parecchi di quei nomi sono anche nomi di onde. Snorri lo chiama «il più bianco degli Æsir» e gli dà due soprannomi diventati il suo marchio: Hallinskíði e Gullintanni, «quello dai denti d'oro». Abita a Himinbjörg, «le rupi del cielo», proprio dove il Bifröst tocca Asgard, e cavalca un cavallo di nome Gulltoppr, «criniera d'oro».

Vede a cento leghe e ode crescere la lana

I suoi sensi non si descrivono con aggettivi ma con due esempi concreti che ritornano in tutte le fonti: vede a cento leghe di distanza, tanto di notte quanto di giorno, e ode crescere l'erba nella terra e la lana sul dorso delle pecore. Ha bisogno di meno sonno di un uccello. Il Gjallarhorn, «il corno risonante», si ode in tutti i mondi quando lo suona. La Völuspá aggiunge un particolare che nessuno è riuscito a spiegare del tutto: dice che il hljóð di Heimdall è nascosto sotto l'albero Yggdrasill, nel punto stesso in cui Odino lasciò in pegno il proprio occhio, e hljóð significa insieme «udito» e «suono», sicché non si sa se ciò che sta riposto laggiù sia il corno o l'udito stesso del dio. La Þrymskviða gli attribuisce infine qualcosa che in linea di principio non spetta a un Æsir: «conosceva il futuro, come gli altri Vanir.» È la frase che ha spinto più di uno studioso a chiedersi da quale parte sia nata questa sentinella.

Dà l'avviso e muore uccidendo

Il Ragnarök comincia quando Heimdall si alza in piedi e suona il Gjallarhorn con tutte le sue forze: il suono arriva ai nove mondi, gli dèi si destano e si riuniscono in assemblea. Poi scende nella pianura di Vígríðr e lì incontra Loki. Snorri è asciutto e non lascia spazio al dubbio: «Heimdall e Loki combatteranno, e ciascuno ucciderà l'altro.» Non c'è vincitore. Non gli si attribuisce alcuna impresa contro giganti di ghiaccio o di fuoco, perché nessuna fonte gliela concede: Surtr, Fenrir e Jörmungandr hanno altri avversari assegnati, e la parte di Heimdall nella fine del mondo si riduce a due atti esatti e consecutivi, avvisare e morire uccidendo. È in fondo la stessa funzione che ha svolto per tutta la sua esistenza: non vince la guerra, la annuncia; e quando finalmente scende dal suo posto, è per spendersi tutto intero in un colpo solo.

Ríg, il padre delle tre classi

Il mito più lungo di Heimdall non lo vede protagonista con il proprio nome. Il Rígsþula racconta come un dio chiamato Ríg percorra il mondo, alloggi tre notti in tre case e generi in ciascuna un figlio: Þræll, il servo dalle mani nodose; Karl, il contadino dal viso rossiccio; e Jarl, il biondo dagli occhi lucenti che impara le rune e fonda la nobiltà. Da quei tre discendono le tre classi della società scandinava, e per questo il poema è fra le fonti più citate per capire come essa vedeva se stessa. L'introduzione in prosa del poema afferma che Ríg è Heimdall, e la Völuspá lo conferma fin dal primo verso, dove la veggente si rivolge ai «figli di Heimdall, maggiori e minori», cioè a tutti gli uomini. Conviene precisare da dove viene l'identificazione: la fa quel prologo in prosa, copiato da uno scriba, non il poema stesso, e c'è chi ha proposto che il Ríg originario fosse Odino. Pur con questa cautela, Heimdall è l'unico dio nordico chiamato padre del genere umano, e questo è un ruolo rarissimo per una sentinella.

La lotta delle due foche

Heimdall e Loki non si scontrano per la prima volta al Ragnarök, e saperlo cambia il senso del duello finale. Intorno all'anno 985 lo scaldo islandese Úlfr Uggason compose l'Húsdrápa per descrivere le scene intagliate nella sala nuova di Óláfr il Pavone, a Hjarðarholt, e uno di quegli intagli era questo combattimento. Snorri cita il verso e spiega che cosa si vedeva: Heimdall e Loki lottarono a Vágasker, presso la roccia chiamata Singasteinn, per la collana Brísingamen di Freyja, e lo fecero entrambi trasformati in foche. Heimdall vinse e restituì la collana. Dell'intero poema sopravvivono solo le strofe che Snorri decise di copiare, sicché non sappiamo come Loki arrivò a rubarla né come finì la faccenda fra loro. Basta comunque perché l'accoppiamento dell'ultimo giorno smetta di sembrare arbitrario: i due si erano già misurati una volta, in mare e sotto altra forma, e la sentinella aveva vinto.

La spada che in realtà è una testa

A Heimdall si attribuisce in innumerevoli luoghi una spada chiamata Hofuð che non manca mai il colpo. Non esiste. Ciò che Snorri registra nella Skáldskaparmál è un gioco di parole dei poeti: «alla testa si dice spada di Heimdall» e, all'inverso, «alla spada si dice testa di Heimdall». Hofuð significa letteralmente «testa», nient'altro. Dietro la perifrasi c'è un mito perduto, di cui Snorri annota soltanto che Heimdall fu trafitto da una testa d'uomo, e il cui racconto non si è conservato: è rimasto solo il modo di dire che gli scaldi continuarono a usare per secoli, quando ormai nessuno ricordava la storia che lo giustificava. La spada magica con nome proprio è una lettura moderna che ha preso il kenning alla lettera, e si è ripetuta tanto da suonare oggi antica. La si riporta qui, con la sua data, perché sopprimerla senza spiegarla lascerebbe il lettore a chiedersi perché compaia dappertutto e qui no.

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Conosciuto anche come

"Hallinskidi, Heimdallr"

Reliquie

Simbologia

🔥

Elemento

Arcobaleno

🔢

Numero

Nove

🎨

Colore

Bianco e Oro

🦁

Animali

Cavallo Gulltoppr

Sigilli:

GjallarhornBifröstDenti d'oroFocaNove sorelle

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Relazioni con altri esseri

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Scandinavia
📅 c. 800-1100 d.C.

La mitologia norrena si sviluppò tra i popoli germanici del nord Europa, in particolare in Scandinavia, dalla tarda età del ferro fino alla progressiva cristianizzazione tra l'VIII e l'XI secolo. I suoi racconti si conservano principalmente in fonti islandesi medievali come l'Edda poetica e l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, che raccolgono tradizioni orali anteriori. L'universo è concepito come un insieme di nove mondi collegati dall'albero cosmico Yggdrasil, in cui convivono dèi, giganti, umani e altri esseri, e dove il destino di tutti è retto dalle Norne. Gli dèi principali si dividono in due gruppi: gli æsir, tra cui si distinguono Odino, Thor e Tyr, e i vanir, rappresentati da Njörðr, Freyr e Freyja, sebbene entrambi i gruppi si siano infine integrati dopo una guerra mitica. Odino, associato alla sapienza, alla guerra e alla poesia, occupa un posto centrale, mentre Thor, dio del tuono, protegge gli umani dai giganti. La fine del mondo, nota come Ragnarök, implica una battaglia catastrofica in cui la maggior parte degli dèi perisce, sebbene si preveda una rinascita successiva. Questa tradizione ha esercitato un'influenza duratura sulla letteratura, sull'arte e sulla cultura popolare in Europa e in America, dalle saghe medievali alle rappresentazioni moderne in opere, romanzi e media audiovisivi. Elementi come il Valhalla o le valchirie sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo occidentale, sebbene spesso reinterpretati al di fuori del loro contesto originale.

Fonti

📚

Edda poetica

Anonimo · 1200

Collezione di poemi antichi inclusa Grímnismál con allusioni ai lupi che inseguono il Sole e la Luna.

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Edda in prosa

Snorri Sturluson · 1220

Manuale di poetica di Snorri Sturluson (XIII secolo) che raccoglie e ordina la mitologia norrena, dall'origine del mondo al Ragnarök. Insieme all'Edda poetica, è la fonte principale del pantheon scandinavo.

📚

Edda poetica: Völuspá

Anonimo · 1000

Poema profetico dell'Edda poetica che descrive la creazione e il Ragnarök.

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Edda poetica: Rígsþula

Anonimo · 13th c. (manuscript)

Poema eddico in cui il dio Ríg alloggia tre notti in tre case e genera Þræll, Karl e Jarl, antenati delle tre classi della società scandinava. La sua introduzione in prosa, opera di un copista e non del poeta, è quella che identifica Ríg con Heimdall.

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Húsdrápa

Úlfr Uggason · c. 985

Poema scaldico composto intorno all'anno 985 per descrivere le scene mitologiche intagliate nella sala nuova di Óláfr il Pavone, a Hjarðarholt. Sopravvive solo nelle strofe che Snorri citò, ed è l'unica fonte della lotta fra Heimdall e Loki trasformati in foche per la collana Brísingamen.

Domande frequenti

Heimdall è un Æsir o un Vanir?

Lo si conta fra gli Æsir e abita ad Asgard, ma tre cose stonano. La prima è che la Þrymskviða dice che conosceva il futuro «come gli altri Vanir», paragone che ha senso solo se gli si suppone qualche legame con loro. La seconda è la sua nascita: nessun Æsir ha nove madri, e suo padre non compare mai. La terza è che la sua parentela non si incrocia con quella di nessun altro: non gli si conoscono fratelli, moglie né figli divini, cosa insolita in un pantheon dove tutti sono imparentati con tutti. Nessuna fonte lo dichiara Vanir, sicché la classificazione regge, ma il personaggio si inserisce male nel proprio schieramento, e gli studiosi lo segnalano da un secolo.

Perché ha i denti d'oro?

Nessuna fonte lo spiega: si limita a dirlo. Snorri lo chiama Gullintanni, «quello dai denti d'oro», e aggiunge che i suoi denti erano d'oro, senza addurre alcun motivo. Nella poesia scaldica quel soprannome funziona come il suo marchio d'identità, allo stesso modo in cui a Thor spetta il martello. Si è proposto di collegarlo al bagliore dell'alba, all'oro del Bifröst o all'usanza germanica di limare e decorare i denti, attestata in diverse sepolture dell'età vichinga, ma tutte queste letture sono moderne. L'unica cosa che i testi dicono è che la sentinella degli dèi aveva la bocca d'oro ed era il più bianco di tutti loro.

Il Bifröst è davvero un arcobaleno?

Snorri lo dice a chiare lettere: chiede al lettore se ha visto il ponte che si scorge dalla terra e risponde che quello è ciò che si chiama arcobaleno. Ma aggiunge due cose che di solito si dimenticano. La prima è che il ponte ha tre colori e che la fascia rossa che vi si vede è fuoco che arde, messo lì perché i giganti della montagna non possano salirvi. La seconda è che, pur essendo fatto «con più arte di qualunque altra opera», si spezzerà quando i figli di Muspell lo attraverseranno a cavallo il giorno del Ragnarök. Vale a dire: è un arcobaleno, sì, ma è anche una fortificazione con una guarnigione di un uomo solo, e quell'uomo è Heimdall.

Quante volte suona il Gjallarhorn?

Una sola volta, e soltanto alla fine. Nelle fonti il corno non si usa mai come allarme quotidiano né per chiamare gli dèi a tavola: resta muto per tutta la storia del mondo e suona un'unica volta, quando Heimdall si alza in piedi all'inizio del Ragnarök. È esattamente per questo che il personaggio ha senso: una sentinella il cui strumento si adopera una volta in un'esistenza intera passa quell'esistenza intera ad aspettare. Conviene inoltre diffidare delle letture che lo accostano alle trombe dell'Apocalisse cristiana. Snorri era cristiano e scriveva per lettori cristiani, sicché la somiglianza può essere sua, dell'originale, o di entrambi, e non c'è modo di deciderlo con quanto si conserva.

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Ultimo aggiornamento: 2 set 2026