Kitsune Yakō
Kitsune Yakō, la volpe di campagna
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Giappone(Giappone)🔄 Linea di trasformazione (Fase 1 di 2)
3 esseri nella stirpe
Origini della volpe di campagna
Nel folclore giapponese il kitsune (狐) è la volpe dotata di intelligenza e di poteri soprannaturali, e la tradizione la divide in due classi contrapposte: gli zenko (善狐), volpi buone legate alla divinità Inari, e gli yako o nogitsune (野狐), volpi di campagna o selvatiche, dispettose e talvolta dannose. La distinzione va posta con cura, perché è qui che sbaglia quasi tutta la divulgazione: nelle fonti giapponesi quelle due classi sono categorie morali opposte, non due tappe di uno stesso animale. Ciò che è attestato come progressione è l'età. La volpe che vive abbastanza acquista poteri e code, e fu lo Zen'an zuihitsu a ordinare quel computo in gradi, nell'Ottocento. Lo yakō sta all'inizio del conto: la volpe comune che, dopo molti anni, comincia a mutare forma da sé, senza disciplina né patrono divino. A differenza dell'huli-jing cinese e del gumiho coreano, in prevalenza femminili, il kitsune può assumere l'uno o l'altro sesso. Le raccolte che lo conservano (il Konjaku Monogatari del dodicesimo secolo, il Tōno Monogatari di Yanagita Kunio, del 1910) lo collocano soprattutto in campagna: risaie, strade notturne e villaggi di montagna.
Natura e poteri
Lo yakō assume forma umana, benché quasi sempre qualcosa lo tradisca: una coda sotto la veste, un'ombra che non torna, il riflesso nell'acqua. Due poteri lo definiscono nel folclore. Il kitsune-bi (狐火), il fuoco di volpe, è la luce che di notte compare in fila sopra i campi e con cui svia i viandanti. Il kitsune-tsuki (狐憑き), la possessione, è il meglio documentato dei due: alla persona posseduta cambiano voce e indole, e la coglie una fame improvvisa di aburaage, il tofu fritto che è l'offerta prediletta delle volpi. Le testimonianze di villaggio raccolte da Lafcadio Hearn a Izumo trattano il kitsune-tsuki come un male reale, cui si rispondeva con offerte e con esorcismi nei santuari di Inari. Per il resto lo yakō inganna con illusioni e con sogni, agisce per occasione più che per disegno, e fugge appena viene scoperto: non è un avversario che tiene testa, ma uno che sparisce.
Tradizione e varianti
Sulla scala che questo catalogo modella, lo yakō è la forma prima, da cui possono uscire col tempo il myōbu al servizio di Inari o il tenkō celeste che sale da sé. La riserva della prima sezione vale anche qui: la scala ordina l'archetipo, ma nessuna fonte racconta di una volpe precisa che salga tutti e tre i gradini. Appartiene alla stessa famiglia dell'huli-jing cinese e del gumiho coreano, con cui condivide il motivo della volpe che si fa persona, e conserva ciò che è propriamente giapponese: il legame con Inari, il kitsune-bi e il kitsune-tsuki. Di fronte a Tamamo-no-Mae, che è un individuo con un nome e una storia, lo yakō non è nessuno in particolare: è l'intera classe delle volpi di campagna, la natura indomita dell'animale prima di ogni elevazione.
Reliquie
Simbologia
Elemento
Fuoco Yang
Numero
1
Colore
Marrone rossiccio con lampi blu-bianco
Animali
Kitsune, Tanuki, Spaventapasseri
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
Il folclore giapponese comprende tradizioni orali, miti, leggende e creature soprannaturali come yōkai e kami, compilati in testi illustrati del periodo Edo da Toriyama Sekien in opere come Gazu Hyakki Yagyō e Konjaku Hyakki Shūi, riflettendo credenze animiste shintoiste, timori ecologici di inondazioni e siccità, e rispetto per la natura in fiumi, laghi e risaie di regioni come Shiga, Osaka e Kyoto.
Fonti
Konjaku Monogatarishū
Compilatore anonimo · XII secolo
Vasta raccolta giapponese di oltre mille racconti (setsuwa) della tarda epoca Heian (circa XII secolo). Riunisce storie buddhiste, profane e soprannaturali da India, Cina e Giappone, ed è fonte essenziale di yōkai, oni e spiriti del folclore giapponese.
Racconti di Tōno di Yanagita Kunio
Yanagita Kunio · 1910
Raccolta di racconti orali del distretto di Tōno, nella prefettura di Iwate, riuniti da Yanagita Kunio dalla voce del narratore Sasaki Kizen e pubblicati nel 1910. È considerata l'opera fondativa degli studi di folclore in Giappone, e registra tanto apparizioni e volpi quanto usi e credenze del villaggio.
Scorci del Giappone sconosciuto
Lafcadio Hearn · 1894
Libro di Lafcadio Hearn pubblicato nel 1894 sui suoi anni a Izumo. Il quindicesimo capitolo, intitolato Kitsune, è la descrizione più ampia esistente in pubblico dominio del culto e delle credenze sulle volpi: la distinzione fra volpi di Inari e volpi selvatiche, il fuoco di volpe e i casi di possessione raccolti nei villaggi.
Domande frequenti
Come acquisisce i suoi poteri il kitsune yakō?
Per età, non per disciplina. La tradizione giapponese vuole che la volpe che vive abbastanza cominci a mutare forma da sé; fu lo Zen'an zuihitsu, nell'Ottocento, a ordinare quella progressione in gradi e code.
Che cos'è il kitsune-tsuki?
La possessione da parte di una volpe. Alla persona colpita cambiavano voce e condotta e la prendeva una voglia improvvisa di tofu fritto. Nei villaggi era considerato un male vero, cui si rispondeva con offerte e con esorcismi nei santuari di Inari.
Lo yakō è il contrario della volpe di Inari?
Nelle fonti sì: yako (野狐) e zenko (善狐) sono due classi contrapposte, la volpe selvatica e la volpe buona. L'idea che l'una salga fino all'altra ordina bene l'archetipo, ma è una lettura moderna, non un racconto antico.
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