Licaone
Licaone, il re d'Arcadia che servì carne umana
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Europa
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Figlio di Pelasgo, re della città più antica
Licaone regnò in Arcadia come figlio di Pelasgo, che la tradizione arcadica riteneva il primo uomo, e generò cinquanta figli da molte donne. Apollodoro li elenca uno a uno, e l'elenco è più interessante di quanto sembri: fra loro ci sono Mantineo, Clitore, Stinfalo e Orcomeno, che sono i nomi di quattro città arcadiche. I figli di Licaone non sono una cifra d'ornamento, ma la genealogia con cui l'Arcadia spiegava da dove fossero usciti i propri popoli.
Al padre si attribuisce la fondazione di Licosura, sul fianco del monte Liceo, e Pausania la chiama la città più antica che il sole abbia visto. Gli si attribuisce anche di avervi istituito il culto di Zeus Liceo, e quel culto si trascinò sempre fama di sacrifici umani: in età romana era ancora in piedi, e Platone lo menziona parlando dell'uomo che assaggia le viscere e diventa lupo.
La figura del re non è dunque quella di un tiranno qualsiasi. Licaone è insieme il fondatore della città più vecchia, l'istitutore di un culto e l'uomo che lo profanò, e il mito non separa le tre cose: l'altare che macchia è quello che lui stesso ha eretto.
Tre versioni dello stesso delitto
Le fonti antiche non raccontano la stessa cosa, e la differenza pesa, perché da essa dipende perfino chi fu la vittima.
Ovidio, all'inizio delle Metamorfosi, fa scendere Giove travestito da uomo. La gente lo riconosce come dio e prega; Licaone se ne fa beffe, decide di accertarsene uccidendolo nel sonno e, prima ancora, gli serve la carne di un ostaggio molosso che teneva in suo potere.
Apollodoro non parla di alcun ospite travestito: sono i cinquanta figli che, per mettere alla prova Zeus, mescolano le viscere di un fanciullo del paese con quelle delle vittime del sacrificio.
Pausania non racconta alcun banchetto. Nella sua versione Licaone porta un lattante all'altare di Zeus Liceo e ne versa il sangue sulla pietra, e tanto basta.
La vecchia scheda di questo essere diceva che la vittima fu, «secondo la versione più diffusa», il proprio figlio Nittimo. Non lo è in nessuna delle tre: in Ovidio è l'ostaggio molosso, in Pausania un neonato e in Apollodoro un fanciullo anonimo del paese. Nittimo compare, eccome, ma nel ruolo opposto.
La tavola rovesciata
Zeus rovescia la tavola. Apollodoro aggiunge il particolare che fa del mito un'eziologia: il luogo dove la rovesciò si chiama ancora Trapezunte, che in greco vuol dire «la tavola». Poi fulmina Licaone e i suoi cinquanta figli, e se ne salva uno solo, Nittimo, il minore, perché la Terra fu abbastanza rapida da afferrare la mano destra di Zeus e placarlo.
Conviene dirlo a chiare lettere, perché è ciò che la vecchia scheda aveva al rovescio: in Apollodoro, Nittimo è il superstite, non la pietanza. E in Apollodoro, per giunta, Licaone non diventa lupo. Muore fulminato come i figli. Il lupo è di Ovidio e di Pausania, non suo.
In Ovidio il fulmine abbatte la reggia e il re fugge nella campagna, e lì si trasforma. In Pausania non c'è né fuga né fulmine: il mutamento è immediato, sull'altare stesso, appena il sangue del bambino cade sulla pietra. Tre racconti, tre castighi diversi, e l'abitudine di raccontarli come se fossero uno solo è ciò che ha prodotto quasi tutti gli errori che questa scheda ha dovuto disfare. Quel che segue, già come bestia, si racconta nella scheda della sua forma lupina.
Reliquie
Simbologia
Elemento
Lupo
Numero
1
Colore
Grigio
Animali
Lupo
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Rivale di
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
La mitologia greca si sviluppò nell’antica Grecia a partire dalla tarda età del bronzo e raggiunse la sua forma più elaborata durante i periodi arcaico e classico, tra l’VIII e il IV secolo a.C. Nacque tra i popoli ellenici che abitavano la penisola greca, le isole dell’Egeo e le coste dell’Asia Minore, e fu trasmessa principalmente attraverso la poesia orale di Omero ed Esiodo, nonché tramite tradizioni locali raccolte nei santuari e nei festival. La sua visione del mondo presenta un universo ordinato da una gerarchia di divinità che intervengono negli affari umani e naturali, con l’Olimpo come dimora degli dei principali e l’Ade come destinazione dei defunti. Le divinità centrali includono i dodici olimpici, guidati da Zeus, dio del cielo e sovrano, insieme a Era, Poseidone, Atena, Apollo, Artemide, Afrodite, Ares, Efesto, Ermes, Demetra e Dioniso. Prima di loro, i titani, tra cui spiccano Crono e Rea, governarono il cosmo finché furono deposti dagli olimpici nella Titanomachia. Altre entità importanti sono le muse, le ninfe, i ciclopi e le moire, che incarnano forze cosmiche e destini. Questa tradizione esercitò un’influenza duratura sulla letteratura, sull’arte e sul pensiero di Roma, del Rinascimento europeo e della cultura occidentale successiva, fornendo motivi, personaggi e strutture narrative che sono perdurati nella filosofia, nell’astronomia e nelle arti fino all’attualità.
Fonti
Metamorfosi
Ovidio · 8
Opera poetica di Publio Ovidio Nasone che narra miti di trasformazioni, inclusi riferimenti a Ippolito e Virbio.
Biblioteca
Apollodoro · 100
Compendio mitologico attribuito ad Apollodoro che riassume le leggende greche.
Descrizione della Grecia di Pausanias
Pausania · ca. 150 d.C.
La «Periegesi della Grecia» di Pausania (II secolo), guida geografica e religiosa del mondo greco. Percorre santuari, monumenti e culti locali, e conserva miti, eroi e divinità che altrimenti sarebbero andati perduti.
Domande frequenti
Chi servì Licaone al banchetto?
Dipende dalla fonte, e in nessuna è suo figlio Nittimo. Ovidio dice che fu un ostaggio molosso che teneva in suo potere; Apollodoro, un fanciullo anonimo del paese, servito dai cinquanta figli; Pausania non racconta alcun banchetto e parla di un neonato sgozzato sull'altare. Nittimo è, in Apollodoro, l'unico figlio che sopravvive al fulmine.
Licaone diventa lupo in tutte le fonti?
No. In Apollodoro non c'è lupo: Zeus lo fulmina insieme ai cinquanta figli, e lì finisce. Il lupo è di Ovidio, dove il re fugge nella campagna dopo l'incendio della reggia, e di Pausania, dove il mutamento avviene sull'altare stesso. Attribuire la trasformazione ad Apollodoro è un errore corrente che questa scheda ha dovuto correggere.
Perché quel luogo si chiama Trapezunte?
Perché lì, secondo Apollodoro, Zeus rovesciò la tavola del banchetto, e Trapezunte in greco significa «la tavola». È un'eziologia, cioè un mito che esiste per spiegare un toponimo già esistente. Il particolare conta perché mostra a che cosa serviva il racconto in Arcadia: non solo a condannare il re, ma a lasciare il segno del castigo sulla carta.
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