Hans il Lupo Mannaro
Hans il Lupo mannaro, il contadino di diciotto anni processato in Livonia nel 1651
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Europa
Livonia(Estonia, Lettonia)Un ragazzo di Idavere
Hans è appena un nome. Negli atti non compaiono cognome, mestiere né familiari. Nel 1651, a diciotto anni, comparve davanti al tribunale di Idavere, in Livonia, la provincia baltica che oggi è l'Estonia e che allora apparteneva alla corona svedese. Era un contadino in più in una terra dove i signori parlavano tedesco, l'amministrazione scriveva in svedese e la gente di campagna parlava estone, e questo scarto spiega buona parte di quel che accadde in quell'aula.
Per tutto il Seicento la Livonia fu il luogo d'Europa dove si celebrarono più processi per licantropia. Lì non erano un caso raro né esotico: erano la forma locale della caccia alle streghe. Dove in Germania si accusava di volare al sabba, qui si accusava di correre da lupo.
L'uomo in nero
Hans confessò senza che si dovesse insistere molto. Disse che da due anni cacciava in forma di lupo. E spiegò da dove veniva quella forma: gliel'aveva data un uomo vestito di nero. Non parlò di una cintura, né di un unguento, né di una formula da pronunciare. Disse che quell'uomo gli aveva dato un corpo di lupo, e basta.
È una differenza che conta. Nei processi francesi e tedeschi l'accusato si procura un oggetto (una pelle, una cinghia, un grasso) e lo usa quando vuole. Qui non c'è oggetto: c'è una consegna. Per sua stessa ammissione Hans non si trasformava; gli avevano dato con che cosa essere lupo. La sua deposizione è più vicina alla credenza baltica dell'anima che lascia il corpo addormentato che non alla licantropia dei manuali demonologici che circolavano nel continente.
La domanda dei giudici
Il tribunale gli pose allora la domanda che contava davvero, quella che fa di questo processo un documento notevole: quando usciva a caccia, andava il suo corpo, oppure si trasmutava soltanto la sua anima? Era il nodo teologico della faccenda. Se viaggiava solo l'anima, si trattava di illusione diabolica, un inganno del demonio sui sensi, e l'imputato era una vittima in più. Se andava il corpo, c'era stata trasformazione reale, e questo era tutt'altra cosa.
Hans rispose con l'unica cosa che aveva. Si era trovato sulla gamba i segni dei denti di un cane, un morso ricevuto mentre era lupo, e aggiunse che si sentiva bestia. Quella cicatrice decise la sua sorte. I giudici la presero come prova che non era andato in giro travestito né sognando, ma che si era trasformato davvero: un segno nella carne del ragazzo, ricevuto dall'animale.
Da lupo mannaro a stregone
Data per provata la trasformazione, restava da stabilire da dove venisse il potere, e lì fu la risposta di Hans stesso a chiudere il caso: gliel'aveva dato un uomo in nero. Per il tribunale quell'uomo in nero non poteva essere che Satana. L'accusa cessò allora di essere di licantropia e divenne di stregoneria, che era il reato capitale. Hans fu condannato a morte.
Quel salto, dal lupo al patto e dalla bestia al diavolo, è ciò che definisce i processi livoni e fa di questo uno dei loro esempi più limpidi. Non lo uccisero per quel che avesse fatto, perché nessuno produsse vittime, né cadaveri, né denunce di vicini rovinati. Lo uccisero per quel che quel morso alla gamba dimostrava su chi gliel'avesse inferto. Quarant'anni dopo, in quella stessa Livonia, un vecchio di nome Thiess di Kaltenbrun avrebbe rovesciato l'argomento sostenendo davanti a un altro tribunale che i lupi mannari erano i cani di Dio, non i servi del diavolo.
Conosciuto anche come
Simbologia
Elemento
Luna Piena
Numero
1
Colore
Argento
Animali
Lupo Grigio, Corvo Nero
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Servo di
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
Il folklore livone si sviluppò tra i Livoni, un popolo di lingua finnougrica che abitò storicamente le coste della Livonia, nel territorio corrispondente oggi a Lettonia ed Estonia, dall’Età del Ferro fino alla loro progressiva assimilazione tra il XIII e il XVII secolo. Le loro credenze facevano parte delle tradizioni religiose precristiane del Baltico orientale e condividevano elementi con il folklore di altri popoli baltici e finnougrici, pur conservando tratti propri legati all’ambiente costiero e alla pesca. Il pantheon e le entità spirituali si articolavano attorno a forze della natura, spiriti protettori di luoghi e antenati, senza che si sia conservata una gerarchia chiara né un corpus mitologico esteso a causa della cristianizzazione precoce e della scarsità di fonti scritte. Le pratiche rituali includevano offerte nei boschi, accanto ad alberi sacri e in punti d’acqua, destinate ad assicurare la fertilità, la pesca abbondante e la protezione della casa. Con la conquista tedesca e l’impianto del cristianesimo a partire dal XIII secolo, queste credenze furono gradualmente soppiantate o sincretizzate, sebbene alcuni motivi e figure minori persistessero nella tradizione orale livone fino a epoche recenti. L’eredità culturale del folklore livone si manifesta principalmente in compilazioni etnografiche dei secoli XIX e XX, nella toponomastica della regione e nello studio delle lingue e culture minoritarie del Baltico, dove costituisce una fonte per comprendere la diversità religiosa premoderna dell’Europa settentrionale.
Fonti
Il Libro dei Lupi Mannari
Sabine Baring-Gould · 1865
Libro classico di Sabine Baring-Gould (1865) che dettagli casi storici di licantropia in Europa, inclusi i dettagli del caso Gilles Garnier come uno degli esempi più prominenti di trasformazione demoniaca e crimini nel XVI secolo, basato su registri originali del processo.
Il lupo mannaro: contributo alla storia delle leggende
Wilhelm Hertz · 1862
Studio filologico tedesco che raccoglie i processi di licantropia del Sacro Impero, fra cui quello di Bedburg, e distingue la cintura di pelle di lupo dei processi reali dalle aggiunte posteriori della letteratura popolare.
Werwolves
Elliott O'Donnell · 1914
Raccolta di casi e tradizioni di licantropia in tutta Europa, con capitoli dedicati ai processi francesi e a quelli del Baltico.
Domande frequenti
Chi fu Hans il lupo mannaro e dove fu processato?
Un contadino di diciotto anni processato nel 1651 davanti al tribunale di Idavere, in Livonia, la provincia baltica che oggi è l'Estonia. Non va confuso con i processi tedeschi di Bedburg né con Peter Stumpp: Hans non ha nulla a che vedere con loro, non commise i delitti di quel caso e fu giudicato sessantadue anni dopo e a oltre mille chilometri di distanza.
Che cosa disse Hans che l'uomo in nero gli avesse dato?
Un corpo di lupo, e nient'altro. È ciò che separa la sua deposizione da quelle francesi e tedesche dello stesso periodo, dove compare sempre un oggetto che l'accusato indossa o con cui si unge: una cintura, una pelle, un unguento. Hans non descrive alcuno strumento né alcun rito, ma una consegna diretta, più vicina alla credenza baltica dell'anima che esce dal corpo.
Perché fu decisivo il segno dei denti sulla sua gamba?
Perché rispondeva all'unica domanda che il tribunale doveva risolvere: se alla caccia andasse il corpo o soltanto l'anima. Un'anima che viaggia da sola è illusione del demonio e non prova nulla contro l'imputato; una ferita fisica ricevuta in forma di lupo, invece, significava che il corpo c'era stato davvero. La cicatrice servì da prova materiale di una trasformazione.
Perché finì condannato per stregoneria e non per licantropia?
Perché il reato non stava nell'essere lupo, ma in chi gli avesse dato di che esserlo. Ammessa la trasformazione come reale, il tribunale identificò l'uomo in nero con Satana, e da lì in poi ciò che si giudicava era un patto. La sola licantropia non portava alla forca in Livonia; la stregoneria sì. Questa svolta è il tratto caratteristico dei processi livoni.
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