Cerere
Cerere, dea romana del grano e madre di Proserpina
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Europa
Roma antica(Italia)La Cerere italica e la triade greca
Cerere è figlia di Saturno e di Ope, e sorella di Giove, Giunone, Nettuno, Plutone e Vesta. Il suo nome è italico e la sua festa, i Cerealia, appartiene al più antico calendario romano: non è un prestito. Ma nel 496 a.C., durante una carestia, il dittatore Aulo Postumio consultò i Libri Sibillini e votò un tempio a tre divinità insieme, Cerere, Liber e Libera, che il console Spurio Cassio dedicò nel 493. Quella triade sì è greca: sono Demetra, Dioniso e Core tradotti in latino e celebrati con rito greco. Da allora convivono a Roma due strati della stessa dea, e Cicerone li distingue ancora con cura quando separa «questo Liber nato da Semele» da «quello che i nostri antenati consacrarono insieme a Cerere e Libera».
Il tempio dell'Aventino e la plebe
Il tempio della triade, sul pendio dell'Aventino accanto alla meta del Circo Massimo, non fu soltanto un santuario: fu un'istituzione della plebe romana. Lì si depositavano i senatoconsulti sotto la custodia degli edili plebei, proprio perché i consoli non potessero più sopprimerli né falsarli come avevano fatto a loro piacimento. E lì finiva il patrimonio di chi osasse recar danno a un tribuno, a un edile o a un giudice: il suo capo era consacrato a Giove e la sua casa venduta al tempio di Cerere. Gli edili plebei pagavano inoltre, col denaro delle multe che essi stessi riscuotevano, le statue di bronzo dei tre dèi. Nulla di questo è mitologia: è diritto pubblico romano, e spiega perché Cerere pesasse a Roma molto più di quanto peserebbe una dea del grano.
I Cerealia e le volpi del circo
La sua festa erano i Cerealia, dal 12 al 19 aprile, e i giochi che li accompagnavano erano i ludi Cereales, allestiti dagli edili. Non vanno confusi con i ludi plebeii, che sono un'altra festa e cadono in novembre. Il rito che li distingueva da ogni altro è anche il più crudele: l'ultimo giorno si liberavano nel Circo Massimo volpi con fiaccole accese legate sul dorso. Ovidio raccolse la spiegazione che si dava a Carseoli. Un ragazzo catturò la volpe che gli rubava le galline, l'avvolse in paglia e fieno e le diede fuoco; l'animale fuggì in fiamme e bruciò i campi che attraversava. Da allora, dice, si brucia una volpe ai Cerealia per punire la specie nello stesso modo in cui essa distrusse il raccolto.
La ricerca di Proserpina
Il mito centrale di Cerere è la perdita della figlia. Plutone rapì Proserpina, e Cerere la cercò per il mondo con una fiaccola in ciascuna mano, aggiogati serpenti al suo carro, e mentre cercava lasciò la terra senza grano. Giove mediò e divise l'anno fra la madre e il marito, e da quella divisione vengono le stagioni. Conviene sapere che le fonti latine stesse non concordano su quanto spettasse a ciascuno: nei Fasti, Ovidio dice sei mesi; nelle Metamorfosi, dello stesso autore, un terzo dell'anno. Questa scheda non sceglie al posto di Ovidio. E una frase riassume meglio di qualsiasi inno ciò che Roma pensava di questa dea: già ai tempi di Terenzio si diceva che senza Cerere e senza Liber, cioè senza pane e senza vino, Venere ha freddo.
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Terra
Numero
Sette
Colore
Dorate
Animali
Serpente, Maiale
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
La mitologia romana si formò a partire dalle credenze e dalle pratiche religiose dei popoli italici, in particolare dei latini, tra l’VIII e il I secolo a. C., nella penisola italica. Le sue origini risiedono in tradizioni locali di carattere agrario e familiare che, con l’espansione di Roma e il contatto con l’Etruria e le colonie greche del sud Italia, incorporarono divinità e racconti ellenici. Le divinità principali includevano Giove, Giunone e Minerva, insieme a Marte, Venere e altre divinità legate a funzioni civili e statali, molte delle quali assimilate a figure greche senza che si producesse una sostituzione completa dei culti autoctoni. Il sistema religioso romano era caratterizzato da una visione pragmatica del mondo in cui il mantenimento della pax deorum risultava essenziale per la prosperità della comunità. I rituali, gli auguri e il culto dei lari e dei mani facevano parte di una struttura in cui la religione era strettamente legata alla vita politica e familiare. Con il passare del tempo, il pantheon si arricchì mediante l’interpretatio romana di dèi stranieri e l’introduzione di culti orientali. La sua eredità si percepisce nella letteratura latina, nell’organizzazione del calendario e nella persistenza di numerosi nomi di dèi nelle lingue romanze e nell’iconografia occidentale successiva. Elementi della mitologia romana influenzarono l’arte rinascimentale e la cultura europea fino all’epoca contemporanea, conservando la loro impronta in toponimi, festività e nella trasmissione di racconti mitologici attraverso autori come Ovidio e Virgilio.
Fonti
Fasti
Ovidio · 8 d.C.
Poema di Ovidio sul calendario romano che include racconti su Rea Silvia, Marte e l'origine di Roma.
Metamorfosi
Ovidio · 8
Opera poetica di Publio Ovidio Nasone che narra miti di trasformazioni, inclusi riferimenti a Ippolito e Virbio.
De Natura Deorum
Marco Tullio Cicerone · 45 a.C.
Dialogo filosofico di Marco Tullio Cicerone che discute la natura degli dei romani, incluso Bacco.
Antichità romane
Dionigi di Alicarnasso · 7 a.C.
Opera di Dionigi di Alicarnasso che esamina le antichità romane e racconta la storia di Rea Silvia e dei gemelli fondatori.
Domande frequenti
Cerere è la Demetra greca con un altro nome?
No. Il suo nome è italico e la sua festa appartiene al più antico calendario romano. Greca è la triade aventina, votata nel 496 a.C. durante una carestia dopo aver consultato i Libri Sibillini: lì Cerere, Liber e Libera traducono Demetra, Dioniso e Core, e si celebravano con rito greco. Cicerone distingueva ancora uno strato dall'altro.
Che c'entrava il suo tempio con la politica romana?
Quasi tutto. Il tempio dell'Aventino era l'archivio della plebe: i senatoconsulti si custodivano lì sotto gli edili plebei, proprio perché i consoli non potessero sopprimerli né falsarli. E chi recava danno a un tribuno vedeva la propria casa venduta in quello stesso tempio. Era diritto pubblico, non devozione.
È vero che alla sua festa si liberavano volpi in fiamme?
Sì, nel Circo Massimo, con fiaccole legate sul dorso. Ovidio raccolse la spiegazione di Carseoli: un ragazzo bruciò la volpe che gli rubava le galline, essa fuggì in fiamme e bruciò i campi, e da allora si puniva la specie nello stesso modo in cui aveva distrutto il raccolto.
Quanto tempo Proserpina passava lontano da lei?
Dipende dalla fonte, e sono entrambe dello stesso poeta. Nei Fasti il patto di Giove le dà sei mesi; nelle Metamorfosi, un terzo dell'anno. La discrepanza è antica e non si risolve scegliendone una: costante è la causa, perché mangiò la melagrana degli inferi.
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