Osiride, Signore dell'Aldilà
Signore del Duat, con il corpo incompleto
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Antico Egitto(Egitto)
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Ciò che Iside ricompose
Seth recupera il cofano e questa volta fa a pezzi il corpo. Quanti pezzi dipende da chi lo racconta: quattordici in Plutarco (18), ventisei in Diodoro (I, 21), che riporta anche la variante di sedici. Nessuna fonte egizia dà un numero, perché nessuna racconta la scena. Seth li sparge per tutto l'Egitto perché non ne restino due insieme.
Iside, aiutata dalla sorella Nefti, percorre il paese raccogliendoli. Li trova tutti tranne uno: il fallo, che i pesci del Nilo avevano mangiato, e di cui fabbrica un'immagine per sostituirlo. Con la magia funeraria e la prima mummificazione, opera di Anubi, restituisce al corpo una forma di vita, e mutata in nibbio concepisce da lui Horus, l'erede che rivendicherà il trono. Va notato che in Plutarco il figlio postumo non è Horus ma Arpocrate, nato prima del tempo e debole di gambe; la versione del nibbio è quella egizia, dei Testi delle Piramidi.
Ma Osiride non torna. Risorto a metà, con il corpo incompleto e senza poter calcare di nuovo il mondo dei vivi, scende nel Duat e si siede su un trono che non lascerà più. Tutto ciò che continua a essere, lo è da seduto. Con un'eccezione, e non è opera sua: ogni notte, nella sesta ora del viaggio notturno del sole, Ra scende in fondo al Duat e si unisce al corpo di Osiride, e da quell'unione il sole torna a sorgere al mattino. Non sale lui; scende Ra.
Il giudizio che presiede senza toccare
Nella Sala delle Due Verità, Osiride presiede il tribunale dove si decide il destino di ogni defunto. Davanti a quarantadue giudici il morto pronuncia la cosiddetta confessione negativa, l'elenco delle colpe che non ha commesso. Poi il suo cuore viene posto su un piatto della bilancia e la piuma di Maat, che è insieme la verità e l'ordine del mondo, sull'altro. Se il cuore risulta leggero, il defunto è dichiarato «giusto di voce» (maa-kheru) e accede ai Campi di Iaru; se pesa per le sue colpe, lo divora Ammit e subisce la seconda morte, l'annientamento da cui non si torna.
Notevole è ciò che Osiride fa in quella scena, cioè nulla. Anubi manovra l'ago della bilancia, Thot registra il verdetto, Ammit esegue la sentenza e i quarantadue giudici ascoltano. Osiride siede in fondo, avvolto, con le insegne incrociate sul petto. La sua funzione non è agire, ma esserci: garantire che il processo esista e che ci sia qualcuno davanti a cui rispondere.
Di qui viene l'usanza funeraria più diffusa d'Egitto. Nei testi delle tombe il defunto non dice di presentarsi davanti a Osiride: dice di essere Osiride, anteponendo il nome del dio al proprio, «Osiride N.». Non gli si prega chiedendo clemenza; gli si prende in prestito l'identità per poter attraversare quello che lui ha attraversato.
Abido, il grano e un confronto dell'Ottocento
Il suo culto ebbe il centro ad Abido, dove una tomba reale della prima dinastia, quella di Djer, fu reinterpretata mille anni dopo come il sepolcro del dio e divenne meta di pellegrinaggio. Lì si celebravano nel mese di Khoiak i misteri che rievocavano la sua passione, la sua morte e il suo trionfo, e lì si erigeva il pilastro djed, che la tradizione identifica con la sua colonna vertebrale: alzarlo era rimetterlo in piedi.
Il rito più eloquente è il più umile. Nelle tombe si deponevano figure a forma del dio riempite di terra e grano e innaffiate perché germogliassero dentro il sepolcro; le chiamiamo letti di Osiride o mummie di grano, e se ne sono trovate in tombe celebri come quella di Tutankhamon. Osiride non è una promessa detta, è una promessa seminata. E la promessa si allargò nei secoli: ciò che nell'Antico Regno era privilegio del faraone finì alla portata di qualunque defunto potesse pagare i riti.
Resta un avvertimento su ciò che di solito si legge. Osiride è spesso citato come il primo di una famiglia di «dèi che muoiono e risorgono» che spiegherebbe figure mediterranee posteriori. Quella famiglia non è antica: la costruì James Frazer nel Ramo d'oro (1890), e l'egittologia attuale non sostiene la genealogia, anche perché Osiride non risorge nel senso che lo schema richiede. Non torna alla vita: resta sotto, e ciò che offre ai morti è accompagnarlo, non uscire con lui.
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Terra Fertile
Numero
14
Colore
Verde e Nero
Animali
Toro
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
La mitologia egizia si sviluppò nell'antico Egitto nel corso di più di tre millenni, dal periodo predinastico fino all'epoca romana, ed era strettamente legata alla civiltà che abitava le rive del Nilo. Le sue credenze si basavano su una visione del mondo in cui l'ordine cosmico, rappresentato dal concetto di maat, si manteneva grazie all'azione degli dèi e all'adempimento dei rituali da parte degli esseri umani. Il pantheon egizio includeva numerose divinità locali e nazionali, tra le quali si distinguevano Ra, associato al sole e alla creazione, e Osiride, dio della resurrezione e dell'oltretomba, insieme ad altre figure come Iside, Horus, Seth e Amon. Le narrazioni mitologiche spiegavano l'origine del mondo, il ciclo quotidiano del sole e il destino dell'anima dopo la morte, integrando elementi della natura della valle del Nilo e dell'osservazione astronomica. I testi funerari, come il Libro dei Morti, e i rilievi dei templi costituiscono le principali fonti per la conoscenza di queste credenze. Sebbene il culto ufficiale sia decaduto con la cristianizzazione dell'Egitto, la mitologia egizia ha esercitato un'influenza duratura sull'arte, sulla letteratura e sull'immaginario occidentale, e continua a essere oggetto di studio in egittologia.
Fonti
Testi delle Piramidi
Anonimo · 2400 a.C.
Collezione di testi funerari egizi antichi dell'Antico Regno che registrano rituali e miti cosmici.
Testi dei Sarcofagi
Anonimo · 2000 a.C.
Testi funerari egizi del Medio Regno che espandono miti e documentano imprese degli dèi.
Libro dei Morti
Anonimo · c. 1550 a.C.
Compilazione di incantesimi funerari dell'Egitto del Nuovo Regno per guidare il defunto nell'aldilà, invocando aromi divini e rinascita.
Su Iside e Osiride
Plutarco · c. 100 d.C.
Studio classico di Plutarco sui miti egizi e la loro interpretazione nel periodo ellenistico.
Domande frequenti
In quanti pezzi fu ridotto il corpo di Osiride?
Non c'è una cifra, ce ne sono tre. Plutarco (18) dice quattordici; Diodoro (I, 21) dice ventisei e riporta anche una variante di sedici. Nessuna fonte egizia dà alcun numero, perché nessuna racconta lo smembramento: vi alludono, come alludono a tutto il mito. Il quattordici che si ripete è quello di Plutarco, non quello dell'Egitto.
Che cosa fa esattamente Osiride durante la pesatura del cuore?
Nulla. Anubi manovra l'ago della bilancia, Thot registra il verdetto, Ammit divora il condannato e quarantadue giudici ascoltano la confessione negativa. Osiride siede in fondo, mummificato, con il pastorale e il flagello incrociati sul petto. Presiede, che è altra cosa dal giudicare: il suo ruolo è garantire che il processo esista e che ci sia qualcuno davanti a cui rispondere.
Osiride è un dio della morte?
Non nel senso corrente. Non uccide nessuno, non viene a prendere nessuno e non decide quando ciascuno muore. È il morto per eccellenza, il primo che ci è passato, e la sua funzione è che quel passaggio abbia una procedura e un'uscita. Chi esegue la sentenza è Ammit, e chi conduce il defunto lungo la via è Anubi; Osiride sta solo alla fine, seduto.
Osiride ha ispirato i miti successivi di dèi che risorgono?
È un confronto moderno, non un dato antico. La categoria degli «dèi che muoiono e risorgono» la formulò James Frazer nel Ramo d'oro (1890), e la ricerca successiva l'ha smontata come genealogia: raggruppa figure molto diverse per una somiglianza superficiale. Nel caso di Osiride la somiglianza non regge nemmeno, perché lui non torna alla vita. Resta nel Duat, ed è proprio questo a definirlo.
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