Horus
Il falco che ereditò il trono
A cura diBestiarypediaCreato ilAggiornato il
Antico Egitto(Egitto)Albero genealogico
Il figlio postumo, cresciuto nel canneto
Horus è il figlio postumo di Osiride e Iside, e il suo concepimento è il punto in cui il mito egizio piega le proprie regole. Seth ha ucciso e fatto a pezzi Osiride; Iside raccoglie i frammenti, si trasforma in nibbio e si posa sul cadavere il tempo appena sufficiente per concepire. Il bambino nasce e cresce nascosto nei canneti di Chemmi, nel Delta, allevato lontano dallo zio.
Quella infanzia minacciata la tradizione la chiama Arpocrate, «Horus il bambino», e da essa nascono le stele magiche che si mettevano nelle case egizie: se il dio bambino sopravvisse allo scorpione e al serpente, sopravviverà anche chi reciti la sua storia sull'acqua e la beva. È una delle poche figure del pantheon la cui utilità domestica si può documentare oggetto per oggetto.
I Testi delle Piramidi, dell'Antico Regno, lo invocano già come l'erede che ristabilisce l'ordine dopo la morte del padre, e questo è tutto il suo ruolo: non viene a fondare nulla, viene a recuperare ciò che gli hanno tolto. L'egizio lo chiama Harendotes, «Horus che protegge suo padre», e su quest'idea (il figlio che reclama l'eredità di un morto) si erge l'intera teologia della successione regale.
Ottant'anni di causa, e due dèi mutilati
Il conflitto fra Horus e Seth non si risolve in un duello ma in un processo, ed è questo il suo tratto più notevole. Il papiro del Nuovo Regno noto come Le contese di Horus e Seth lo racconta come una causa di ottant'anni davanti all'Enneade: Horus reclama il trono del padre, Seth obietta di essere il più forte e che un minore non può regnare, e gli dèi si dividono senza decidere.
Ci sono prove, e di una comicità voluta: una gara di barche di pietra che Horus vince facendo la propria di legno intonacato, mentre quella di Seth affonda. C'è una trappola sessuale con cui Seth intende disonorarlo e che Iside rovescia. C'è uno scatto d'ira in cui Horus stesso taglia la testa a sua madre per aver avuto pietà dello zio. E il caso si chiude solo quando Osiride scrive dall'aldilà ricordando agli dèi chi dà loro l'orzo.
Nel combattimento si mutilano entrambi: Seth gli strappa l'occhio sinistro e Horus strappa a Seth i testicoli. Nessuna versione ne fa una vittoria pulita. L'occhio lo restaura Thot, e restaurato si chiama udjat, «quello che è intero». Per questo l'Occhio di Horus non significa vista né vigilanza: significa che ciò che è rotto può essere ricomposto, e per questo lo si dipingeva sui sarcofagi e lo si portava al collo.
Il falco, il tempio tardo e le frazioni dell'occhio
Horus è raffigurato come falco, o come uomo con testa di falco, e l'uccello non è un ornamento. Il falco vola più in alto di qualunque cosa un egizio potesse vedere, e il cielo intero era inteso come il suo corpo, con il sole e la luna per occhi. Di qui la sua fusione con il sole in Ra-Harakhti, «Ra-Horus dell'orizzonte», una delle forme solari più diffuse del pantheon.
Il suo grande tempio è quello di Edfu, e conviene datarlo: ciò che oggi si visita è tolemaico, innalzato fra il 237 e il 57 a.C., più di duemila anni dopo i Testi delle Piramidi che già lo nominavano. È inoltre il tempio egizio meglio conservato, e le sue pareti recano inciso il combattimento contro Seth trasformato in liturgia, rappresentata lì ogni anno.
Resta di lui una traccia che non è religiosa, e va raccontata con prudenza. Dall'inizio del Novecento si è proposto che i sei tratti in cui si scompone l'udjat servissero agli scribi come frazioni dell'heqat, la misura del grano: un mezzo, un quarto, un ottavo, e così fino a un sessantaquattresimo, che sommati danno 63/64, mancando la parte che Thot ripose. È un'idea bellissima e molto ripetuta, ma la paleografia recente la contesta: i segni ieratici di quelle frazioni sembrano avere altra origine, e la lettura come Occhio di Horus sarebbe una razionalizzazione posteriore.
Non c'è un Horus, ce ne sono molti
Confondere gli Horus è l'errore più frequente leggendo di lui, e conviene scioglierlo qui. Quello di questa scheda è Har-si-Ese, «Horus figlio di Iside», il bambino postumo che reclama il trono. Ma esiste anche Haroeris, Hor-Wer, «Horus il Grande» o «il Vecchio», che nella genealogia riferita da Plutarco nasce il secondo dei cinque giorni epagomeni ed è fratello di Osiride e di Seth, figlio di nessuno dei due. Entrambi combattono Seth, e per questo i loro racconti si mescolano fin dall'antichità.
La ragione di fondo è che «Horus» non fu mai un solo dio, ma un falco celeste che ogni città teneva per proprio. C'è Horus di Behdet, il disco alato di Edfu; Harsomtus, «colui che unisce le Due Terre»; Harendotes, «colui che protegge suo padre»; Arpocrate, il bambino col dito sulle labbra; e Hor-em-akhet, «Horus all'orizzonte», che è il nome egizio della Sfinge di Giza.
La religione egizia non esigeva che queste figure fossero la stessa né che fossero distinte, e le trattò come forme intercambiabili per tremila anni senza vedervi contraddizione alcuna. Distinguerle è una necessità nostra, non loro: chi cerchi una biografia unica e coerente del dio falco sta chiedendo al materiale qualcosa che non ha mai avuto.
Conosciuto anche come
Reliquie
Simbologia
Elemento
Cielo
Numero
Due (occhi: sole e luna)
Colore
Blu e oro
Animali
Falco
Sigilli:
Tratti
Poteri
Debolezze
Comportamento
Resistenze
Relazioni con altri esseri
Alleato di
Nell’Atlante
Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.
Mitologie
La mitologia egizia si sviluppò nell'antico Egitto nel corso di più di tre millenni, dal periodo predinastico fino all'epoca romana, ed era strettamente legata alla civiltà che abitava le rive del Nilo. Le sue credenze si basavano su una visione del mondo in cui l'ordine cosmico, rappresentato dal concetto di maat, si manteneva grazie all'azione degli dèi e all'adempimento dei rituali da parte degli esseri umani. Il pantheon egizio includeva numerose divinità locali e nazionali, tra le quali si distinguevano Ra, associato al sole e alla creazione, e Osiride, dio della resurrezione e dell'oltretomba, insieme ad altre figure come Iside, Horus, Seth e Amon. Le narrazioni mitologiche spiegavano l'origine del mondo, il ciclo quotidiano del sole e il destino dell'anima dopo la morte, integrando elementi della natura della valle del Nilo e dell'osservazione astronomica. I testi funerari, come il Libro dei Morti, e i rilievi dei templi costituiscono le principali fonti per la conoscenza di queste credenze. Sebbene il culto ufficiale sia decaduto con la cristianizzazione dell'Egitto, la mitologia egizia ha esercitato un'influenza duratura sull'arte, sulla letteratura e sull'immaginario occidentale, e continua a essere oggetto di studio in egittologia.
Fonti
Testi delle Piramidi
Anonimo · 2400 a.C.
Collezione di testi funerari egizi antichi dell'Antico Regno che registrano rituali e miti cosmici.
Testi dei Sarcofagi
Anonimo · 2000 a.C.
Testi funerari egizi del Medio Regno che espandono miti e documentano imprese degli dèi.
Iscrizioni del Tempio di Edfu
Sacerdoti di Edfu · c. 237–57 a.C.
Iscrizioni geroglifiche del tempio tolemaico di Edfu, incise tra il 237 e il 57 a.C. circa e dedicate al dio-falco Horus. Conservano il mito della vittoria di Horus su Seth e il dramma rituale della punizione del nemico, fonte del culto del dio solare di Behdet.
Su Iside e Osiride
Plutarco · c. 100 d.C.
Studio classico di Plutarco sui miti egizi e la loro interpretazione nel periodo ellenistico.
Gli dèi degli Egizi
E. A. Wallis Budge · 1904
Studio classico di E. A. Wallis Budge sul pantheon egizio basato su testi geroglifici e papiri antichi.
Domande frequenti
Come fu concepito Horus se Osiride era già morto?
Iside raccolse i pezzi del corpo fatto a pezzi del marito e, trasformata in nibbio, si posò su di lui per concepire da un morto. Lo partorì e lo allevò di nascosto nei canneti di Chemmi, nel Delta, per timore di Seth. Lì il bambino corse ogni sorta di pericolo, e il più famoso è la puntura di uno scorpione: sulla stele Metternich, Iside grida aiuto, Thot ferma la barca solare finché il bambino non guarisce e le consegna la formula che lei pronuncia. Per questo le stele magiche egizie lo invocano contro il veleno.
Perché l'Occhio di Horus è un amuleto di guarigione e non di vigilanza?
Perché la sua storia è quella di qualcosa che si rompe e si ripara. Seth gli strappa l'occhio nella lotta, ed è Thot a restituirlo al suo stato integro; il nome egizio dell'amuleto, udjat, significa appunto «quello che è intero» o «quello che è guarito». Nulla in quel racconto riguarda l'osservare: l'occhio non sorveglia nessuno, è la prova che un danno grave può essere disfatto. Per questo lo si poneva sull'incisione degli imbalsamatori, lo si dipingeva sui fianchi dei sarcofagi e lo si portava al collo. La lettura moderna dell'«occhio che tutto vede» gli si è sovrapposta molto dopo e non appartiene alla tradizione egizia.
Perché ogni faraone era «un Horus vivo»?
Perché il trono d'Egitto era inteso come quello che Geb assegnò a Horus di fronte a Seth: chi regna lo fa come suo erede. Il primo dei cinque nomi del faraone era, in effetti, il suo nome di Horus, scritto all'interno del serekh e coronato dal falco. Il re vivo era Horus; morendo, si trasformava in Osiride e il suo successore diventava il nuovo Horus, in modo che il mito si ripetesse a ogni successione.
🔖Cita questa voce▾
Se citi questo articolo in una pubblicazione accademica, giornalistica o editoriale, usa uno di questi formati:
Bestiarypedia. (2026, September 2). Horus. Bestiarypedia. https://bestiarypedia.com/it/beings/horus
Citazione libera con attribuzione e link canonico per uso editoriale, accademico o giornalistico. Il riutilizzo commerciale integrale o la creazione di prodotti derivati richiede un accordo preventivo.
Esseri simili

Hathor
Hathor, dea dell'amore, della bellezza, della musica e della maternità nella mitologia egizia

Anubis
Dio della mummificazione

Sobek
Sobek, dio del Nilo, della fertilità e della protezione nella mitologia egizia

Nefti
Nefti, dea funeraria egizia, sorella di Iside, moglie di Seth e madre di Anubi

Nut
Nut, dea egizia del cielo che si inarca sulla Terra

Thot
Thot, dio egizio della scrittura e della luna




