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Raffaele

Il Guaritore Divino

A cura diCreato il

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Asia
IsraeleTerra Santa(Israele)
Rango
ArcangeloLiv. 85
⚔️
Gerarchia
Consiglio degli ArcangeliLiv. 85

Uno dei sette che stanno davanti alla gloria

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Raffaele si presenta da sé, e solo alla fine: «io sono Raffaele, uno dei sette angeli che stanno davanti alla gloria del Signore» (Tobia 12:15). Il nome, rāfāʼ-ʼēl, dice «Dio ha guarito», e il libro intero è la dimostrazione di quella frase. Lo mandano due preghiere salite al cielo lo stesso giorno da luoghi diversi: quella di Tobi, cieco a Ninive, e quella di Sara, a Ecbatana, alla quale un demonio ha ucciso sette mariti la notte delle nozze. Raffaele scende travestito da parente, si fa chiamare Azaria figlio di Anania e si assume come guida del giovane Tobia per un salario. Per strada gli fa tirare dal Tigri un pesce che cercava di mordergli il piede e gli ordina di conservare il cuore, il fegato e il fiele. Il fumo del cuore e del fegato scaccia Asmodeo, che fugge nell'alto Egitto, dove l'angelo lo lega; il fiele, strofinato sugli occhi di Tobi, gli solleva le macchie bianche e gli restituisce la vista.

Il bastone, il pesce e l'ampolla

L'arte lo distingue da ciò che porta, non da com'è. I suoi tre attributi sono il bastone del pellegrino, il pesce e l'ampolla: il bastone perché il libro intero è un viaggio, il pesce per quello del Tigri, e l'ampolla perché il fiele diventa rimedio. Di solito veste da viandante, con la veste stretta alla cintura e i sandali, e spesso ha con sé il ragazzo: il gruppo ha nome proprio in pittura, «Tobia e l'angelo». Il giglio che talvolta gli si mette in mano non è suo ma di Gabriele, dove segnala la purezza di Maria nell'Annunciazione; quando compare in un Raffaele è contagio di bottega. Neppure i testi lo descrivono, e lo dicono apposta: nessuno nota nulla di strano in Azaria per tutto il viaggio, e nel rivelarsi l'angelo avverte che non mangiava né beveva, ma che i presenti «vedevano una visione» (Tobia 12:19).

Patrono dei malati e dei viandanti

La sua festa si celebrò il 24 ottobre fino alla riforma del calendario del 1969, che riunì i tre arcangeli nominati nella Scrittura in un solo giorno, il 29 settembre. È patrono dei malati e di chi li assiste, dei ciechi, dei viaggiatori e di chi cerca uno sposo, e i cinque patronati escono tutti dal medesimo libro, senza bisogno di aggiungere nulla. La tradizione orientale lo conta tra i sette venerati per nome; in Occidente, il concilio di Roma del 745 ridusse l'elenco ai tre biblici e lui vi rimase. Oltre a tutto questo corre uno strato assai più recente che conviene datare: le corrispondenze che lo legano al pianeta Mercurio, alla sefirah Tiferet dell'Albero della Vita o all'elemento aria appartengono alla magia cerimoniale moderna, soprattutto alla Golden Dawn di fine XIX secolo, e non alla Cabala medievale né ai grimori che dicono di citare.

Prima che medico, carceriere

C'è un Raffaele anteriore a quello del viaggio, e il suo ufficio è più duro. Nel Libro dei Vigilanti, la prima parte di 1 Enoc, il sangue della terra grida per gli angeli che si sono mescolati alle donne, e Dio ripartisce il castigo fra quattro arcangeli. A Raffaele tocca la parte fisica: «lega Azazel mani e piedi e gettalo nelle tenebre; apri il deserto che è in Dudael e gettalo là», coprendolo di pietre ruvide e aguzze e di oscurità fino al giorno del giudizio (1 Enoc 10:4-6). La scena spiega la sua specialità meglio di qualunque trattato, perché in quel libro sanare e legare sono la stessa operazione: la malattia viene dagli spiriti che i Vigilanti sciolsero sul mondo, e guarire è rinchiuderli di nuovo. Lo stesso libro lo conferma più avanti, quando lo nomina fra i quattro che stanno davanti al Signore e lo descrive «preposto a tutte le malattie e a tutte le ferite dei figli degli uomini» (1 Enoc 40:9).

Tre confusioni frequenti

La prima è di omonimi. Il pittore Raffaello Sanzio (1483-1520) si chiamava così per l'arcangelo, non viceversa, e i suoi quadri non sono fonte di nulla sul suo conto; che le opere di un Raffaele si citino per illustrare l'altro è solo coincidenza di nome. La seconda è Israfil, l'angelo che nella tradizione islamica suona la tromba del giudizio. Lo si è accoppiato a Raffaele nella letteratura comparata per somiglianza di nome e di grado, ma il suo ufficio non è guarire bensì annunciare la fine, e il Corano non lo nomina: la forma Israfil compare negli hadith e nei commenti posteriori. La terza è Asclepio. Che due figure portino il bastone e guariscano non significa che l'una derivi dall'altra: il parallelo è da manuale moderno di simbologia, non da sincretismo antico, e il bastone di Raffaele è da viandante, senza serpente attorcigliato.

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Conosciuto anche come

"Raffaele"

Reliquie

Simbologia

🔥

Elemento

Aria

🔢

Numero

7

🎨

Colore

Verde

🦁

Animali

Pesce, Cane

Sigilli:

BastonePesceAmpolla

Tratti

Poteri

💔

Debolezze

🧠

Comportamento

🛡️

Resistenze

Relazioni con altri esseri

Nell’Atlante

Viaggia nel mondo d’origine degli esseri e nel cosmo delle loro dimensioni.

Mitologie

📍 Terra Santa
📅 Dall'era talmudica ai tempi moderni (I-XX sec.)

Tradizioni esoteriche e cabalistiche nell'ebraismo, che comprendono il misticismo Merkavah dell'era talmudica, la Kabbalah zoharica del XIII secolo, la Kabbalah lurianica del XVI secolo, il movimento chassidico del XVIII secolo e varie pratiche meditative, contemplative e visionarie volte ad ascendere attraverso i mondi spirituali, invocare nomi divini e raggiungere l'unione mistica con il divino mentre si svelano i segreti dell'universo creatore.

Fonti

📚

3 Enoch (Libro Ebraico di Enoch)

Anonimo · c. 500 d.C.

Il Libro Ebraico di Enoch (3 Enoch o Sefer Hekhalot) è un testo mistico ebraico medievale (V-VI sec. d.C.), attribuito a Enoch trasformato in Metatron. Descrive gerarchie angeliche, principi caduti come Tamiel e visioni dei palazzi celesti (Hekhalot).

Libro di Tobia

Tradizione biblica · c. 200 a.C.

Il Libro di Tobia apocrifo della Bibbia descrive Asmodeo come demone che uccide i mariti di Sara ed espulso da Raffaele.

📚

Libro di Enoch

Anonimo · 300 a.C.

Testo apocrifo ebraico che descrive la caduta dei veglianti e i loro insegnamenti proibiti.

🎓

Atti del Concilio di Roma (745 d.C.)

Papa Zaccaria · 745

Atti del concilio romano del 745, convocato da papa Zaccaria. Tra le altre decisioni condannò la venerazione di certi angeli dal nome non canonico —come Uriel o Raguel— ed è documento chiave sull’angelologia cristiana antica e i suoi limiti.

Domande frequenti

Perché Raffaele viene rappresentato con un pesce?

Per un episodio molto preciso del Libro di Tobia. Sulla strada di Ecbatana un pesce del Tigri cerca di mordere il piede del giovane Tobia, e l'angelo gli ordina di tirarlo fuori e di conservare tre visceri: il cuore, il fegato e il fiele. Tutti e tre servono. Il fumo del cuore e del fegato bruciati scaccia il demonio Asmodeo nella notte di nozze di Sara; il fiele, strofinato sugli occhi di Tobi, ne guarisce la cecità. Il pesce non è un simbolo astratto: è la farmacia del viaggio, ed è per questo che l'arte lo mette accanto all'ampolla.

L'arcangelo ha qualcosa a che vedere col pittore Raffaello?

Solo il nome, e in un unico senso: il pittore si chiamò così per l'arcangelo, non viceversa. Raffaello Sanzio nacque a Urbino nel 1483 e morì nel 1520, cioè un paio di millenni dopo che il Libro di Tobia fu scritto. I suoi quadri non sono fonte di nulla sull'angelo, e citarli per descriverlo significa confondere l'omonimo con l'omaggiato. Vale la pena dirlo perché la coincidenza s'infila con facilità in qualsiasi ricerca.

Raffaele è lo stesso angelo di Israfil?

No, benché li si accoppi di frequente. Israfil è, nella tradizione islamica, l'angelo che regge la tromba e attende l'ordine di suonarla per dare inizio al giudizio; il suo ufficio è annunciare la fine, non guarire. L'equivalenza con Raffaele proviene dalla letteratura comparata del XIX secolo e si appoggia sulla somiglianza del nome e sul fatto che entrambi figurino tra i grandi arcangeli della loro tradizione, non su un testo che li identifichi. Conviene aggiungere che il Corano non nomina Israfil: la forma compare negli hadith e nei commenti posteriori.

Che ruolo ha Raffaele nel Libro di Enoc?

Un ruolo assai più severo di quello di guida. In 1 Enoc 10:4-6 Dio ripartisce fra quattro arcangeli il castigo dei Vigilanti e incarica Raffaele di legare Azazel mani e piedi e di gettarlo in un'apertura del deserto, a Dudael, sotto pietre ruvide e oscurità, fino al giorno del giudizio. Non è una deviazione dal suo ufficio, ma il suo fondamento: in quel libro la malattia procede dagli spiriti che i Vigilanti sciolsero sul mondo, sicché sanare e legare sono la stessa operazione. Più avanti, in 1 Enoc 40:9, lo si descrive «preposto a tutte le malattie e a tutte le ferite dei figli degli uomini».

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Ultimo aggiornamento: 21 ago 2026